Il pubblico dello sport emette le sue sentenze

TERAMO – E’ sempre sbagliato sottovalutare la gente, il pensiero del popolo, la sua ‘vox’. In particolar modo il popolo sportivo. Si commetterebbe un errore grossolano a pensare che chi frequenta palazzetti e stadi sia pubblico da prendere in considerazione soltanto per gesti, azioni e pensieri limitatamente alla durata dell’evento agonistico. Lo striscione comparso al Palaska all’inizio dei due tempi della gara Bancatercas Teramo-Montegranaro (“Modello Teramo: ennesimo esempio, ennesimo scempio") lo ha visto anche il sindaco Brucchi, seduto nel parterre, assieme al suo vicesindaco Dodo Di Sabatino Martina. Lo ha visto perchè era diretto a lui e a qualche altro amministratore comunale e regionale, che solitamente siede sulla tribuna vip del palazzetto. E Brucchi non è amministratore distratto, anzi. Da tennista ed ex presidente di un circolo tennis, sa cosa significa fare sport. Quello striscione non ci sentiamo di condannarlo, come capita per la maggior parte delle esternazioni "scritte" e non, della tifoseria estremista. Purtroppo, piaccia o non piaccia, ci sono due "modello Teramo". C’è quello sportivo, che non fa una grinza, agonisticamente parlando: basket in Serie A1 da 8 anni, pallamano maschile in Serie A Elite per quattro anni di fila e in Coppa Europa, pallamano femminile in Serie A1 da un decennio, finalista scudetto lo scorso anno, semifinalista scudetto finora, calcio a 5 di recente in Serie A2. Che dire? E’ un "modello Teramo" che ci sentiamo di condividere, orgogliosamente, e di esportare. C’è l’altro, quello coniato all’epoca del governo Chiodi al Comune che non ci sentiamo di definire ‘esportabile’. Chiedendo prestito al gergo sportivo anzi, è definibile… da retrocessione. Lo sport dal "modello Teramo" politico non ha avuto una lira. Quasi ci verrebbe da dire che lo ha preso di mira, escludendolo da ogni possibilità, anche in chiave strategica, di investimento. Chi, amministrando in questa città, non avrebbe sfruttato l’immagine sportiva di una comunità che esprime tanta eccellenza sportiva concentrata sul suo territorio comunale? La risposta crediamo sia ovvia, lapalissiana. Chiodi non ha dato una lira pubblica allo sport cittadino da sindaco e ha confermato questa condotta – e con lui gli amministratori che si è portato dietro all’Aquila – anche da Governatore. Ma Brucchi non ha fatto di meglio. Ci ha provato, questo sì e, forse, ci sta provando ancora. Ma con quali risultati? Dall’8 marzo, quando ha riunito imprenditori (pochissimi) e i presidenti delle eccellenze sportive cittadine sono trascorsi quasi due mesi: nessuna notizia su una iniziativa che doveva "scadere" entro 10 giorni. A scadere invece sono le ‘cambiali’ che i dirigenti sportivi hanno firmato per fare sport a Teramo. E non si venga a dire, adesso, che l’istituzione comune o l’istituzione sindaco nulla possono. Sarebbe un pericoloso boomerang, meglio un’altra scusa. Aspettiamo di sapere, ci speriamo. E con noi, ci spera il mondo dello sport, quel popolo dello sport che, anche fuori dei palazzetti e degli stadi, ascolta, vede, riflette e… vota.

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