Delitto Melania: si ricomincia da zero (o quasi)

CIVITELLA – Si ricomincia daccapo, o quasi. L’ottimismo degli investigatori, mostrato ampiamente durante le prime fasi dell’inchiesta sul delitto di Carmela "Melania" Rea, ha permesso di accumulare molti delementi ma di concretizzarne pochi. Ovvero, manca il salto di qualità delle indagini. Ci sono tanti indizi, ma anche tante contraddizioni e pochissime certezze. Ecco allora che gli inquirenti di Ascoli e Teramo tornano a riannodare i fili della vicenda partenda dall’inizio. Non dal ritrovamento del cadavere a Borgo Casermette di Ripa, ma dal pomeriggio di lunedì 18 aprile quando il marito della povera donna uccisa con 35 coltellate, Salvatore Parolisi, ha dato l’allarme della scomparsa della moglie. In un crocevia di contraddizioni, quale ad esempio l’ultimo contatto in vita di Melania con parenti o conoscenti, i magistrati cercano di fissare dei punti certi. Fino al punto di chiedersi: ma Melania a Colle San Marco c’è stata veramente come dice il marito? Nel pomeriggio di oggi o al massimo domattina saranno sentiti, in caserma ad Ascoli, il titolare del chiosco al quale Parolisi si è rivolto per chiedere della presenza della moglie in bagno, e alcuni avventori. Si cerca di capire, in attesa di visionare meglio le immagini di una telecamera piazzata proprio all’esterno del chiosco, se la famigliola fosse tra i pochissimi frequentatori del posto tra mezzogiorno e le 15.30 di lunedì 8 aprile. La conferma o meno di questo particolare potrebbe servire per dare un binario diverso alle indagini e soprattutto alla ricostruzione delle ultime ore di vita della mamma 29enne che proprio oggi avrebbe festeggiato l’anniversario di matrimonio. La procura teramana nel frattempo ha disposto alcuni sequestri in ambito extrafamigliare, svolto altre verifiche e ispezioni di locali e autovetture, ha in corso la verifica dei tabulati telefonici del cellulare della vittima. Importanti saranno i risultati degli esami del Dna su parti di terreno, elementi biologici sul corpo della donna, legno e sangue prelevati sul luogo del ritrovamento del cadavere. Non si tralascia niente, nemmeno la pista di una mano femminile che possa aver retto il coltello a serramanico con cui l’assassino ha infierito 35 volte sul corpo di Melania Rea.

 

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