La favola di Eleonora, dalla malattia alla marcia

TERAMO – Sì, è proprio una bella favola quella di Eleonora Corona. Di quelle in cui la passione, la voglia di vivere, l’altruismo, vincono dopo una dura battaglia con il destino e la malattia. Eleonora diciassette anni fa fece trepidare l’intera città per il suo caso: aveva sconfitto un male ma era condannata da un’altra patologia e aveva bisogno di un cuore nuovo. Aveva 19 anni, lottava da quando ne aveva sei: il viaggio della speranza a Padova, l’intervento riuscito, lei che diventa la prima giovane trapiantata di Teramo. Quello che non si poteva credere allora, si è magicamente materializzato oggi: dalla paura di non farcela, dalle difficoltà perfino di respirare e muoversi nei piccoli gesti della vita quotidiana, alla vita, alla famiglia, ai figli e adesso, allo sport. Eleonora Corona dopodomani parteciperà con i colori teramani dell’Atletica Gran Sasso nella nazionale italiana trapiantati ai mondiali di Goteborg. Correrà nei 3000 metri marcia e nei 1.500. Si preparata duramente, sotto lo sguardo vigile dei preparatori Claudio Mazzaufo e Marcello Vicerè.  E’ il trionfo della vita, è la vittoria personale di Eleonora, è il più bello spot che la donazione degli organi possa mettere in onda. «Per me è già una medaglia d’oro – ha detto ai colleghi che l’hanno intervistata -. Mi sono ammalata all’età di sei anni e mi è stata preclusa fin da piccola qualsiasi attività motoria». Oggi, il suo esempio è anche un appello: è la concretezza di una vita che rinasce da un’altra, è il senso della donazione. «Mettendomi in gioco – ha spiegato Eleonora -, correndo, non voglio dimostrare di poter raggiungere una medaglia ma che con una donazione si può tornare a vivere». Forza Eleonora, allora, che il tuo traguardo possa diventare lo stimolo a dare agli altri una speranza di vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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