Il gip ha deciso. Gli indizi sono contro Parolisi: «Ha un falso alibi e il movente è un segreto dentro la caserma»

TERAMO – Anche il gip di Teramo, Giovanni Cirillo, è dello stesso parere del collega di Ascoli: gli indizi raccolti e proposti dall’accusa nell’indagine sul delitto di Carmela Melania Rea convergono tutti contro Salvatore Parolisi, il marito. Oggi il giudice per le indagini preliminari "competente" per territorio, ha depositato la ordinanza con cui dispone la custodia cautelare in carcere per il caporalmaggiore dell’Esercito, unico indagato per l’omicidio. Al sottufficiale la decisione è stata notificata nel primo pomeriggio nel carcere teramano di Castrogno dove è stato trasferito sabato mattina da quello di Marino del Tronto. Domani dovrebbe svolgersi l’interrogatorio di garanzia.
Oltre 200 pagine di motivazioni. Più pesante e corroborata da considerazioni che scendono nel profondo la decisione del gip teramano. Intanto, conferma su tutta la linea della tesi accusatoria, con l’accoglimento del cappo di imputazione così come riformulato rispeto a quello del pool ascolano: omicidio volontario pluriaggravato (dal grado di parentela, dalla ccrudeltà e dalla minorata difesa) e concorso nel vilipendio del cadavere. Non ci sono dubbi sugli indizi gravi e concordanti che pesano su Parolisi: in oltre 200 pagine, Cirillo spiega i perchè della sua convinzione.
Falso alibi. Parolisi ha sbagliato dal primo momento, da quando ha voluto far credere di cercare la moglie scomparsa. Ha messo su un alibi non credibile. A Colle San Marco non c’era mai stato con la moglie. E l’ha cercata troppo tardi se è vero che il suo telefonino era spento mentre la moglie "scompariva", come aveva raccontato lui, tra i boschi del pianoro. E quel telefonino si riaccende poco dopo il suo arrivo a Colle San Marco, un minuto dopo il cellulare della moglie, già morta, riceve la prima chiamata del marito.
La deturpazione del cadavere. Cirillo non parla di vilipendio, bensì di “deturpazione” del cadavere di Melania. Un tentativo, anche questo macabramente goffo, di far pensare a un’altra mano. Un depistaggio non credibile, come l’alibi di Colle San Marco.
Cambia il movente. Per il gip teramano il movente non risiede nella crisi passionale. Parolisi ha ucciso Melania perchè lei nascondeva un segreto inconfessabile di qualcosa verificatosi dentro la caserma. E’ lì che va cercato cosa ha scatenato la furia omicida del caporalmaggire addestratore di reclute femminili. Qualcosa che Melania deve avergli detto di sapere e di rivelare.
Nuove indagini sul telefonino. Ai pm del pool teramano, il gip chiede di approfondire le indagini e i rilievi tecnici sui tabulti telefonici e l’incrocio delle celle dei ponti radio, ma soprattuto sul telefonino di Melania. Quelo cellulare che qualcuno ha spento inspiegabilmente la sera della sua scomparsa, poco dopo le 19, e che si è riacceso la mattina successiva, il 19 aprile. Qualcuno non lo ha soltanto acceso, ma ha anche cancellato i messaggi. E gli orari della riaccensione e del "deturpamento" del cadavere coincidono.
L’ora-buco. Un orariio che collima anche con un buco nella vita di Parolisi in quei tre giorni di ricerche della moglie, tra la scomparsa del 18 aprile e il ritrovamento del cadavere, il 20. Il 19 mattina, tra le telefonate alla sua Ludovica non andate a buon fine, Salvatore ‘scompare’ per un’ora. E’ in questo frangente, dice il giudice, che il caporalmaggiore ha organizzato la messinscena della siringa, dei colpi post-mortem.
C’è un complice? Mentre tutti cercavano Melania tra gli anfratti di Colle San Marco e Folignano, Parolisi sarebbe tornato a Ripe, per accanirsi macabramente sul cadavere della moglie. Ma può aver fatto tutto questo da solo? Aveva già siringa, laccio emostatico e quant’altro? Oppure qualcuno può avergli procurato ciò che serviva e averlo aiutato nell’accompagnarlo, coprirlo, attendere che finisse l’opera? E’ qui che il gip di Teramo sottolinea in misura forse più decisa rispetto al collega ascolano Calvaresi, la presenza e il ruolo di un’altra persona che sia interveniuta nella seconda fase del delitto.
Il legale della famiglia: «Gip diversi, stesso esito». "Evidenzio che due Procure e due Gip diversi sono concordi nell’indicare Salvatore Parolisi come l’assassino della povera Melania". Questo il primo commento dell’avvocato della famiglia Rea, Marco Gionni, all’arresto del caporalmaggiore disposto dal Gip di Teramo, Giovanni Cirillo. "Non ho ancora letto l’ordinanza di custodia cautelare – prosegue il legale -, quindi non posso dire altro. Da indiscrezioni che mi sono giunte sembra che anche in questa  ordinanza venga ipotizzato, come fatto dalla magistratura ascolana, la possibilità che qualcuno abbia aiutato l’assassino nel vilipendio e nel depistare le indagini".
Parolisi parlerà dinanzi ai giudici del riesame. La decisione del Gip di Teramo sull’arresto di Salvatore Parolisi "era largamente prevedibile". Così l’avvocato Valter Biscotti, che assieme al collega Nicodemo Gentile, assiste il caporalmaggiore dell’Esercito, ha commentato all’Ansa il provvedimento odierno ed annuncia che "nell’interrogatorio di garanzia non risponderemo, andremo direttamente al Tribunale del riesame". Il legale ha detto di non essere ancora in possesso dell’ordinanza del gip Giovanni Cirillo: "Stamattina mi hanno chiamato, ma ancora non ho nulla e mi risulta che al mio assistito ancora non viene notificato nulla. Solo dopo avere letto l’ordinanza potrò avere un quadro più chiaro. Mi dicono che vi sarebbero nuovi elementi. Vedremo. Comunque, così come fatto con il gip di Ascoli, anche in questo caso il nostro assistito non risponderà all’interrogatorio di garanzia, ma lo farà con i giudici del Tribunale del riesame dell’Aquila".

 

 

 

 

 

 

Leave a Comment