Adesso sono tre i gip che concordano: "Salvatore ha ucciso Melania". Leggi l'ordinanza

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TERAMO – Adesso sono tre i gip (cinque se consideriamo il collegio del Riesame) che concordano sulla responsabilità di Salvatore Parolisi nel delitto della moglie Melania Rea. Il caporalmaggiore resta in carcere a Castrogno, perché quel tribunale su cui puntavano tanto i suoi legali con il sostegno dei tre superperiti, ha deciso che esista "un’elevata probabilità di responsabilità" di Salvatore nel delitto. Oltre all’ottantina di pagine di motivazioni del gip di Ascoli, Calvaresi e alle 185 di quelle del gip di Teramo, Cirillo, adesso le 23 dei giudici Gargarella, Tracanna e Serafini mettono un pó più al sicuro le teorie dell’accusa contro il vedovo, sulla strada di un processo per omicidio volontario comunque difficile, obiettivamente, se basato soltanto sulla scorta di indizi. Ma vediamo nel dettaglio cosa hanno detto i giudici aquilani nelle loro motivazioni.

L’alibi é falso: troppe le bugie. E’ verosimile che Parolisi possa aver ucciso la moglie, anzi il quasi accusatorio lo definisce "necessariamente" l’omicida di Melania. Uno degli indizi più pesanti e’ quello delle bugie dette, a cominciare dalla presenza a Colle San Marco di tutta la famiglia. Presenza, dcono i giudici del riesame, smentita da tutti i testimoni. Non presenza confermatananche da dato tecnico dei tabulati telefonici, delle due telefonate senza risposta che il telefonino deo Melania ha ricevuto alle 14.53 e alle 14.56: se era a Colle San Marco non avrebbe potuto agganciare la cella "451", quella di Ripe. La seconda bugia, pesante, è quella sulla foto del luogo del delitto che Parolisi dice di aver visto sul telefonino dell’amico Paciolla, mai scattata: per i giudici è la conferma che Parolisi vuole attirare l’attenzione su una sua falsa presenza a Ripe con la moglie qualche giorno prima del delitto per anticipare l’eventuale scoperta di suoi reperti biologici laddove Melania è stata ammazzata. E sapendo di essere intercerttato – come lo dimostrano le precauziono che suggerisce all’amante dopo il delitto – inscena soliloqui in auto la cui credibilità – sottolineano i giudici del Riesame – è assolutamente inesistente, anzi altro modo di sottolineare la sua condotta depistante.

Il movente sta nella doppia relazione sentimentale con Melania e Ludovica. Per i giudici aquilani il caporal maggiore è stretto tra il rapporto con la moglie (“mi umiliava tutti i giorni" dice allo zio della vittima Gennaro, dopo la morte di Melania) e le pressioni di Ludovica Perrone, la sua ex allieva, con cui ha stretto un legame sepre più stabile. Tanto che nei giorni immediatamente vicini a Pasqua deve oincontrarla ad Amalfi per conoscere i genitori. Ha ucciso lui Melania per motivi passionali e la pista dei "segreti inconfessabili" è secondaria e al momento non suffragata da elementi certi. Il Riesame ritiene che a Ripe di Civitella la donna sia stata sopraffatta dal marito, l’unico in grado di avvicinarla in un momento di intimità, come quello dimostrato dal ritrovamento del cadavere, con i pantaloni scesi e nessun segno di strappo o violenza. E i giudici aggiungono un altro particolare, non di secondo piano: in vista di una separazione, Parolisi avrebbe dovuto versare l’assegno di mantenimento per la moglie e la figlia, e in una condizione economica non florida questo potrebbe aver costituito un’altra aggravante e spinta a uccidere.

Le tracce del Dna. Il vero particolare tecnico-scientiico a cui affidare molta attendibilità è la traccia di Dna sulla bocca di Melania, appartenente a Parolisi. Smentendo le teorie della difesa, il Riesame sostiene che quello è, come già rilevato dai precedenti giudici, l’indizio che posiziona il marito il più vicino alla moglie negli ultimi istanti di vita. Mentre le tracce di Dna misto evidenziate sotto le unghia della donna potrebbero risalire a tempo addietro, per assenza di attività meccaniche che avrebbero potuto rimoverle facilmente, quelle in bocca denunciano la pressione di Parolisi sulla bocca della donna durante l’omicidio. E anche in questo caso si coglie occasione per sottolineare un’altra bugia del caporalmaggiore: un lungo bacio che i due si sarebbero scambiato alcuni giorni prima alle Casermette.

L’anello buttato a terra. Indizio a suffragio della presenza del solo Parolisi a Ripe con la moglie il giorno del delitto è anche l’anello di fidanzamento di Melania trovato vicino al cadavere. Che motivo avrebbe avuto la donna a lanciare via l’anello, se non durante l’ennesima lite con il marito?

Ammazzata con dolo d’impeto e lasciata agonizzante. Un altro particolare associa la vittima a un assassino non estraneo a lei. E’ stata uccisa a coltellate con estrema violenza, badando più a fare male – tipico di un rapporto odio-amore – che all’effettiva riuscita del gesto omicidiario. Un qualcuno che avrebbe dovuto eliminare la Rea per impedire che rivelasse informazioni a lei note e compromettenti, si sarebbe assicurato che la donna era morta. E invece è stata lasciata agonizzante ma non ancora priva di vita. E lo stesso ritorno sul luogo del delitto per il detupramento mostra una successiva intervenuta lucidità in Parolisi che si è preoccupato di introdurre elementi di depistaggio. E i peli ritrovati sul cadavere e indicati dalla difesa come del probabile vero assassino, o sono ininfluenti nell’indagine o sono anch’essi tentgativo di depistaggio.

Insostenibili le teorie della difesa. I giudici respingono tutte le prospettazioni della difesa, a partire dalla non utilizzabilità delle dichiarazioni rese da Parolisi senza assistenza legale. I giudici obiettano che quando è stato sentito come indagato, il caporalmaggiore si è rifiutato di rispondere per ben due volte e che tutto ciò che viene preso agli atti fa parte anche di interviste televisive rese dall’indagato e discorsi intercettato o resi a testimoni e la stessa denuncia di scomparsa della moglie, che già conteneva la falsa ricostruzione delle ultime ore trascorse da Melania. Oppure la presenza del cane molecolare a Colle San Marco che aveva seguito una pista verso il bosco, dettaglio che confermerebbe la presenza di Melania sul posto: il cane aveva annusato l’odore che Parolisi portava su di sè di Melania per averla uccisa poco prima e che l’uomo aveva "sparso" lungo il tracciato seguito dal cane e percorso da Salvatore nella presunta ricerca della moglie.

I giudici spostano ancora più indietro l’ora della morte. E valutando la non sostenibilità delle contestazioni dei difensori di Parolisi, i giudici addirittura "rigirano" a sfavore un indizio che gli avvocati hanno portato a sostegno dell’innocenza del caporalmaggiore: l’ora della morte. La donna ha bevuto caffeina prima di uscire di casa e, siccome la caffeina viene assorbita dall’organismo al 99% entro 45 minuti dall’ingestione, non è verosimile pensare che quei 3 mg della stessa sostanza trovati nello stomaco della vittima siano frutto dell’ingestione di 8 caffè o 3 Red Bull… Anzi, permette di anticipare l’ora della morte e non di posticiparla come vorrebbe la difesa dell’indagato….

 

 

 

 

 

 

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