Neonato scomparso, i genitori si accusano a vicenda

TERAMO – Denny Pruscino e sua moglie Katia Reginella continuano ad accusarsi a vicenda per la morte del piccolo Jason, in carcere entrambi per il reato di omicidio volontario in concorso, aggravato dai futili motivi e dal vincolo parentale, e per la distruzione del cadavere. Anche oggi, negli interrogatori di garanzia davanti al gip di Ascoli Piceno Carlo Calvaresi, la coppia di Folignano ha reso versioni discordanti sulla scomparsa del bimbo, inghiottito nel nulla, a soli 50 giorni di vita, nel giugno scorso. Forse gettato in un bosco, dopo essere morto per le botte e lo stato di abbandono in cui viveva. Fra Katia e Denny, che aveva riconosciuto Jason pur non essendone il padre naturale, i rapporti sembrano ormai definitivamente interrotti. Non valgono più le parole pronunciate nell’incidente probatorio dello scorso ottobre, quando sostennero all’unisono che Jason era morto in un incidente domestico, provocato involontariamente da Pruscino. "Lui aveva detto così per proteggere la moglie, era stato un atto d’amore", ha spiegato l’avv. Felice Franchi. "In realtà – replica il difensore di lei, l’avv. Vicenzo Di Nanna – Katia aveva reso una versione condizionata, anche dalle lettere che Denny le scriveva dal carcere di Ascoli a Teramo, dove è detenuta". Oggi il penalista ha parlato di una donna sostanzialmente succube del marito e addirittura "costretta ad un rapporto sessuale a tre con il fratello di Denny". "Un fatto mai accaduto, per ragioni che spiegheremo nelle sedi opportune, oltre ad averlo fatto oggi con il giudice Calvaresi" ribatte l’avv. Franchi. Il 21 novembre scorso, Katia aveva nuovamente cambiato versione: nessun incidente domestico ha spezzato la vita di Jason: è stato un omicidio. Denny, così aveva detto, avrebbe ucciso il bimbo in uno scatto d’ira, perchè piangeva troppo. Ora anche Denny prospetta una nuova ‘verita”. "Oggi ha ribadito che è stata Katia a uccidere il neonato", fa sapere Franchi. "Anche nelle dopo i due parti precedenti la Reginella aveva manifestato problemi al momento dell’allattamento, tanto che il marito le imputa anche le gravi lesioni riportate dal loro primo figlio, ora affidato dal Tribunale dei minori ad un’altra coppia". Per Di Nanna, al contrario, "Katia in questa vicenda è una vittima, tanto quanto il piccolo Jason". La difesa della Reginella non ha presentato richieste di scarcerazione. I pm Carmine Pirozzoli e Cinzia Piccioni stanno per chiudere le indagini, e potrebbero "disporre presto anche una perizia psichiatrica sulla ragazza, per cui è meglio attendere" commenta l’avvocato Di Nanna.

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