Le opere di Del Donno in mostra alla Banca di Teramo

TERAMO – La Banca di Teramo apre il calendario degli incontri culturali del 2012 con una mostra d’arte che prenderà il via sabato 14 gennaio, alle 17,30, nella Sala “Carino Gambacorta”. Si tratta dell’inaugurazione della mostra di pittura di Antonio Del Donno. All’inaugurazione prenderà parte il professor Gianni Garrera, che relazionerà sulla figura e sull’opera di Del Donno. A pronunciare il discorso introduttivo sarà il presidente della Banca di Teramo, Antonio Tancredi. La mostra, a ingresso gratuito, resterà aperta sino al 14 febbraio 2012. Antonio Del Donno è nato a Benevento nel 1927. Ha frequentato l’istituto tecnico per Geometri negli anni 1945/50, era solo interessato al disegno tecnico architettonico e lo curava con tanto amore che scoprì l’estetica nella geometria. Decise quindi di frequentare l’accademia delle Belle Arti di Napoli, e fu lì che si sentì stimolato da tutto ciò che osservava e ne recepiva l’emozione; capì subito che era quella la strada da percorrere e che il disegno era la sua vita, tra lo stupore del padre, Nicola Del Donno, perfetto burocrate in qualità di funzionario di Prefettura, e la gioia della madre, Anita Ferrelli, che come tutti i Ferrelli sentiva l’amore per l’arte. Completati gli studi al Liceo Artistico di Napoli, ottenne la cattedra di Educazione Artistica presso la scuola Media Vitelli di Benevento. L’isegnamento gli consentiva molta disponibilità per dedicarsi all’arte. Negli anni 1960/70, cominciò a frequentare la Galleria di Lucio Amelio di Napoli insieme a Mimmo Paladino, l’unico amico col quale scambiava idee, emozioni, ricerche. Entrambi, infatti, erano interessati ad assimilare la nuova cultura che si respirava in quel tempo: rifiuto totale di tutto ciò che era artefazione, accademismo, retorica. Entrambi sempre presenti a tutte le conferenze, i dibattiti, le mostre di noti artisti europei ed americani, rimanendone coinvolti emotivamente. La curiosità di conoscere lo ha spinto ai viaggi anche all’estero. La biennale del 1964 a Venezia è stata per lui determinante; lì conobbe l’arroganza, l’azzardo e la gioia di vivere di Rauschemberg, il quale adoperava nei suoi dipinti il riporto fotografico, gli oggetti, e collegava il tutto con una pennellata violenta assimilata, a sua volta, da De Kooning, da Pollock e da altri pittori gestuali di quel tempo. Del Donno ha sempre avuto un linguaggio, una forma di espressione coerente con la sua gestualità, e un amore per la fotografia. Rauschemberg, Tapies, Vedova, Schifani, Warhol, sono stati i suoi maestri; hanno tirato fuori le sue radici, lo hanno aiutato a trovare sé stesso. Il costruire, sentirsi un artigiano, manipolare il ferro, il legno, è qualcosa che si porta dietro dall’infanzia. Dalle carrozzelle ai monopattini, oggi, a realizzare oggetti inerenti all’arte. Ecco come nascono i "Vangeli", tavole di legno recuperate, incollate e incerniate con cerniere in ferro e con caratteri di fuoco riportavano versetti del Vangelo per denunziare uno stato di fatto. Costituiva per Del Donno un atto liberatorio, come lo è stato l’aver realizzato una tagliola a grandezza d’ uomo, volendo indicare uno stato di scacco contro il potere, "una sua autobiografia". In realtà in tutta la sua produzione esiste una problematica sociale, una al di là di ogni ideologie politiche – religiose, esiste soprattutto il compiacimento del gioco che contiene il fascino delle forme e delle linee in armonia fra loro, dove prevale la semplicità e la spontaneità.

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