Nell'inferno della Costa Concordia salvi anche 9 abruzzesi

GROSSETO – C’erano anche 9 turisti abruzzesi nell’inferno della Costa Concordia, la città galleggiante affondata ieri sera poco prima delle 22 a qualche centinaio di metri dall’imboccatura del poprto dell’Isola del Giglio al largo delle coste toscane del Tirreno. La crociera diventata tragedia per due turisti francesi e un cameriere orientale, e drammatica corsa verso la salvezza di almeno altre 4.000 persone, ha gettato nella paura e nello choc anche 9 nostri corregionali. Le loro testimonianze sono toccanti e danno un parziale idea di cosa sia potuto accadere nella notte nelle acque gelide del Tirreno. Intanto il comandante della nave e il primo ufficiale in plancia sono stati posti in stato di fermo con le ipotesi di reato di disastro e omicidio colposo, abbandono di nave

«La gente si tuffava in mare, nel panico». «Gente che si tuffava in mare, disabili e bambini che a fatica sono riusciti a salire sulle scialuppe di salvataggio. Siamo scioccati per quello che è successo, moralmente siamo a pezzi». E’ uno dei passaggi più drammatici del racconto di Valentino De Ascentis, di San Benedetto dei Marsi (L’Aquila), della notte da incubo vissuta a bordo della nave da crociera Costa affondata- Il marsicano era salito sulla Costa Concordia a Civitavecchia insieme alla fidanzata, Mariangela Di Genova, da sole due ore. I due sono salvi per miracolo. «Alle 19 ci siamo imbarcati, alle 21 è successo il finimondo – racconta con chiari segni dello choc nella voce – In quel momento ci trovavamo al ristorante. All’improvviso abbiamo sentito uno scossone, i piatti e i bicchieri hanno iniziato letteralmente a volare. La nave ha cominciato a inclinarsi, prima sul fianco sinistro, poi sul destro». «Ci siamo precipitati sulla terrazza della nave e siamo saliti sulla scialuppa – prosegue con la voce rotta – C’erano disabili, bambini. Intanto alcune persone, prese dal panico, si sono gettate in mare». A far paura, anche il black out e le luci che sono andate via. «La nave si è spenta piano piano. Per fortuna noi eravamo già arrivati sull’isola del Giglio quando tutte le luci della nave si sono spente completamente. Gli abitanti del posto ci hanno dato delle coperte, faceva tanto freddo e noi non indossavamo vestiti pesanti, io avevo solo la camicia. Sono stati gentilissimi e ci hanno aiutato tanto».

Poche scialuppe per troppi da salvare. De Ascentis spiega che i soccorsi sono stati ostacolati dal fatto che le scialuppe di salvataggio che si trovavano sul fianco destro, sul quale la nave si è inclinata, non erano utilizzabili. «I soccorsi sono ancora in corso – continua Valentino -. C’era tantissima gente sulla nave, eravamo più di 4.500 persone. Ora stiamo tornando a casa, i nostri genitori ci sono venuti a prendere questa mattina. E pensare che era la nostra prima volta su una nave da crociera».

Lo choc di tre giovani pescaresi. «Sono sotto choc, non fanno altro che piangere, su Facebook Barbara ha scritto di aver visto il Titanic… gente che volava, bambini in acqua…». Nel negozio di parrucchiere Easy Chic di Pescara Rosalba non fa altro che rispondere al telefono ancora scossa anche lei per rispondere a giornalisti e amici cosa è successo alle sue tre colleghe, Barbara e Cinzia Antelmi, e Teresa D’Aiello, che erano a bordo
della nave Costa incagliatasi al Giglio. Alla collega rimasta a Pescara le tre amiche hanno raccontato di essere rimaste a lungo in acqua prima di essere tratte in salvo. Le tre donne erano partite da Civitavecchia per seguire, a bordo della nave, un corso di formazione per partecipare a un reality show "Professione lookmaker" di Francesca Rettondini. «Stanno bene, ma quando le ho sentite non facevano altro che piangere…», chiude l’amica.

E un gruppo di aquilani sarebbe partito al prossimo giro. Avrebbero cominciato a preparare i bagagli tra pochi giorni per imbarcarsi, in crociera, venerdì prossimo, sulla Costa Concordia affondata la scorsa notte. Mimmo Fonzi, dell’Aquila, e la moglie si sarebbero imbarcati a Civitavecchia, in un viaggio organizzato insieme ad altri aquilani. «Saremmo stati una cinquantina – spiega -, avevamo organizzato tutto con l’agenzia di viaggi». L’aquilano racconta di aver appreso questa mattina dalla televisione della tragedia avvenuta in mare: «Cosa ho pensato? Meno male che non eravamo a bordo. Credo sia normale averlo pensato». Il tragitto della nave, sarebbe stato lo stesso: partita da Civitavecchia, avrebbe toccato Savona, Marsiglia, Barcellona, Palma di Maiorca e Palermo. «Ancora non abbiamo avuto nessuna comunicazione da parte dell’agenzia di viaggio – dice ancora -, immagino che a breve ci diranno cosa fare. Se ci offriranno un’altra crociera, accetteremo. Magari ci saliremo tra qualche tempo, passato l’effetto choc».

Una nave sfortunata, lo si capì dal varo. Affidare la spiegazione alla scaramanzia è inutile, ma sicuramente questa nave da crociera era nata sottounacattiva stella. All’epoca della costruzione la più grande nave italiana passeggeri in navigazione (oltre 115.000 tonnellate di stazza e una capacità da oltre 3.800 passeggeri e 1.200 membri di equipaggio), la Costa Concordia il giorno del varo, segnalò un episodio dal cattivo presagio: la bottiglia di champagne lanciata contro la fiancata non si ruppe e questo nella tradizione marinara ha un valore negativo. Sarà ma nel novembre 2008 la Concordia, forse anche a causa del forte vento, cozzò contro la banchina del porto di Palermo, riportando un grave squarcio tra la prua e la fiancata destra, con la rottura del primo portellone. Non ci furono feriti, contrariamente a quanto accaduto stanotte: sarà anche un altro caso di superstizione ma ieri era venerdì 13… di un anno bisestile.

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