Omicido Fadani, condannati anche gli altri due zingari

TERAMO – La Corte di Assise d’Appello dell’Aquila, al termine dell’udienza in camera di consiglio con il rito abbreviato, ha condannato per concorso in omicidio preterintenzionale i tre rom, Elvis Levakovich, 22 anni, il cugino Danilo (22) e Sante Spinelli (33), accusati di aver ucciso a pugni, il 10 novembre del 2010, il commerciante trentottenne di Alba Adriatica, Emanuele Fadani. I giudici hanno stabilito una condanna a 10 anni e quattro mesi per Elvis Levakovic, e a 10 anni ciascuno per gli altri due. Il procuratore generale aveva chiesto 30 anni di reclusione per ciascun imputato. E’ stata così riformata in parte la sentenza con cui, nell’aprile del 2011, il Gup del Tribunale di Teramo aveva riconosciuto la colpevolezza nell’omicidio preterintenzionale per il solo Elvis Levakovich, condannandolo a dieci anni, dichiarando l’assoluzione per non aver commesso il fatto nei confronti degli altri due zingari. La sentenza è giunta dopo cinque ore di camera di consiglio che hanno seguito l’audizione, questa mattina, del consulente tecnico dell’accusa, il medico legale Cristian D’Ovidio, che eseguì l’autopsia sulla salma del commerciante ucciso. Il medico legale era stato chiamato dalla Corte a fornire chiarimenti sull’origine di due ferite individuate sul volto di Emanuele Fadani e a indicarne l’eventuale corrispondenza con calci eventualmente sferrati durante la tragica colluttazione. Lo stesso perito, almeno per una delle due ferite, quella sotto il cuoio capelluto a sinistra, ha riferito della possibilità di compatibilità con un colpo ricevuto dopo il pugno letale e comunque prima del decesso. Soddisfatte le parti civili, in particolare la madre della vittima, Nita D’Orazio (nella foto con la moglie di Emanuele, Ilaria Nicodemi), che dal giorno del delitto sta conducendo una battaglia personale per veder riconosciuta "la giustizia per suo figlio". "Sono commossa – ha dichiarato alla lettura del verdetto la donna – perchè almeno questo è un passo in più verso la verità. E’ una sentenza che rende in parte giustizia non solo a mio figlio Emanuele, ma soprattutto a sua figlia, la piccola Giorgia". E’ stata invece accolta con imprecazioni e grida la sentenza da parte degli altri due rom, presenti in aula, e oggi condannati dopo l’assoluzione in promo grado. Sante Spinelli e Danilo Levakovic hanno dichiarato: "Ce l’hanno fatta; sono riusciti a farci condannare".

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