Energia pulita, la provincia sostituisce tutti gli impianti

TERAMO – Trentaquattro Comuni e la Provincia insieme per gestire i fondi del bando europeo “Energia Intelligente”. Ieri sera il Consiglio ha approvato all’unanimità lo schema di statuto delle tre associazioni di scopo che si costituiranno per aderire ai progetti “Paride”. La Provincia coordinerà le attività tecniche e gestirà il programma di investimento. Quello presentato dalla Provincia di Teramo è l’unico progetto italiano approvato dall’Europa e prevede la sostituzione di 65 mila impianti di illuminazione tradizionale con sistemi ad alta efficienza energetica e basso impatto ambientale: un investimento complessivo di 18 milioni di euro per la cui realizzazione sarà fondamentale l’apporto del privato: le società ESCO che sosterranno i costi della riconversione e poi guadagneranno sulla differenza di costi dei consumi. Gli interventi previsti nel progetto Paride riguardano l’adeguamento degli impianti, la diminuzione dell’inquinamento luminoso e il miglioramento dell’efficienza energetica attraverso la sostituzione delle lampade con lampade più efficienti e la sostituzione delle armature non idonee. Infine, sempre all’unanimità, il Consiglio ha approvato l’ordine del giorno presentato da Enrico Di Giuseppantonio, presidente della Provincia di Chieti nonché presidente dell’Unione delle province abruzzesi che lanciano l’allarme sul fenomeno delle delocalizzazioni aziendali (aziende che si trasferiscono altrove, per contenere i costi di produzione) e che chiedono di avere un maggiore ruolo nei processi di sviluppo e nella gestione dei finanziamenti. La “delocalizzazione aziendale” denuncia, l’ordine del giorno: “sta provocando licenziamenti in massa, sta indebolendo il sistema produttivo locale, sta interrompendo i processi di conoscenza e sta creando una graduale standardizzazione della creatività Made in Italy”. Le Province, quindi, si rivolgono al Governo, chiedendo: “di adottare misure di salvaguardia contro le delocalizzazioni dei processi produttivi prevedendo che alle imprese che ricorrono alle esternalizzazioni non vengano erogati gli incentivi e gli ammortizzatori sociali dello Stato”.

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