Crac Di Pietro: Curti fa dietrofront

TERAMO – Il tam tam dei giorni scorsi lo aveva ampiamente annunciato. Che l’imprenditore teramano Guido Curti volesse parlare al pubblico ministero e farsi interrogare in carcere, spiegava in anticipo come la detenzione dallo scorso 27 gennaio avesse impresso su di lui un peso non più sopportabile: ieri ha parlato e ha spiegato che le società sul cui crac milionario si indaga, tre in particolare, le gestiva lui. Questo per spiegare che i movimenti e le scelte strategiche non appartenevano al commercialista Carmine Tancredi, che avrebbe accompagnato l’imprenditore soltanto nei suoi viaggi in Svizzera, dove esistono conti più o meno nascosti. Dunque un vero e proprio dietrofront rispetto a quanto dichiarato in un precedente faccia a faccia con il sostituto procuratore Irene Scordamaglia, che dirige le indagini sul crac. Allora aveva detto altre cose e soprattutto auspicato che quanto da lui messo per iscritto in carcere venisse al più presto confermato dalla rogatoria internazionale chiesta dalla procura teramana. Che invece ha sancito che i nomi legati ai conti svizzeri sono quelli suoi, della moglie e dell’altro imprenditore arrestato con Curti, Maurizio Di Pietro. Secondo indiscrezioni, Curti avrebbe anche ‘confessato’ che vuole uscire dal carcere e tornare a casa.

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