Per la politica cittadina è già domani

TERAMO – I tempi della politica appaiono lunghi quando si parla di opere pubbliche, di finanziamenti, di riforme, ma si accorciano rapidamente quando si parla di elezioni e quando ci si mette in moto per le campagne elettorali. In questa fase soprattutto, visto che la vita amministrativa del Comune è a metà mandato, il destino delle Province è precario (verrà stabilito a maggio) e le elezioni regionali si avvicinano, dovrebbero svolgersi a novembre 2013. Ma i diretti interessati ci stanno pensando con tanto anticipo? Sembra proprio di sì visto che tra gli interpellati qualcuno ha le idee già chiare, qualcuno preferisce non scoprire le carte, mentre qualcun altro ragiona strettamente in termini di fedeltà al partito, “vado e faccio ciò che il partito chiede”. La competizione si fa spietata se si considera che la legge stabilisce che i consiglieri saranno ridotti da 40 a 32 più il sindaco, e gli assessori non dovranno essere più di nove. Va precisato che per quegli assessori comunali che vogliono ricandidarsi e competere per la poltrona in Regione, sono obbligatorie le dimissioni prima della scadenza naturale del mandato. Una cosa è certa, per il centro-destra verrà ricandidato con ogni probabilità il sindaco uscente Maurizio Brucchi. A dichiararlo è lo stesso primo cittadino che conferma di aver già dato la sua disponibilità al partito a essere riconfermato e che il senatore Paolo Tancredi avrebbe già riposto la sua fiducia. “Voglio completare le opere e i progetti importanti che ho avviato in questa fase amministrativa nel prossimo mandato. Fare il sindaco mi piace, mi piace la mia città, mi piace il contatto diretto con i cittadini, è un lavoro costante, impegnativo, mi riempie di responsabilità ma non ne sento il peso. Voglio continuare a essere il sindaco dei teramani. Andare in  Regione non mi interessa e poi c’è tanta gente che vuole andarci prima di me”. Una punta di sarcasmo? Forse, ma di sicuro gli occhi dolci verso il Palazzo dell’Emiciclo sono tanti, anche perché lì si decide, lì ci sono i soldi da distribuire, e con essi il consenso. E gli assessori che ne pensano? Glielo abbiamo chiesto, ed ecco cosa ci hanno risposto:

Giorgio D’Ignazio: “E’ prematuro, non si sa ancora per certo quando si vota (Può darsi anche si vada ad un unico Election day, ndr). Sono un uomo di partito e dopo 15 anni passati in Comune se ci saranno le condizioni per maturare un percorso in Regione dico: “Perché no?”. Non sono stufo di stare in Comune, forse i cittadini sono stufi di me (sorride, ndr). Piuttosto mi pongo un’altra domanda: “Si vince in Regione?”. La mia non è sfiducia, il presidente Gianni Chiodi ha fatto molto bene e va apprezzato, ma sicuramente tra il terremoto e l’alluvione non ha avuto una congiuntura facile. Quando i momenti sono difficili ai cittadini si chiedono sacrifici, e questo al momento del voto non premia”.

Alfonso Di Sabatino: “Le ambizioni sono legittime, intanto cerco di conquistarmi ogni giorno la fiducia dei cittadini lavorando bene e adeguatamente per il Comune. Mi ero già candidato in passato per la Regione, per cui non metto limiti alla provvidenza”.

Rudy Di Stefano: “Mi piacerebbe rimanere in Comune. Cerco di fare il mio meglio adesso e non è facile. Mi auguro però di poter fare l’amministratore in un momento migliore perché adesso con il clima di sfiducia nella politica e con la crisi economica che dilagano non è assolutamente facile. Mi piacerebbe avere una fase migliore”.

Mirella Marchese: “Per il momento cerco di fare al meglio ciò che faccio, l’assessore al Personale e ai Servizi anagrafici, ricambiando la fiducia che mi è stata data. Continuo ad andare avanti così. Finito il mio mandato certamente mi piacerebbe continuare a mettere l’esperienza maturata al servizio della politica laddove si renda necessario: in Comune, ma anche in Regione. Le ambizioni sono legittime in qualunque campo, l’importante è fare bene e con passione il proprio lavoro sempre.

Guido Campana: “Io? Uscire da Teramo? Mai. Non posso. Non voglio andare via da Teramo, amo la mia città, qui dò la mia disponibilità per ricandidarmi e qui voglio rimanere”.

Giorgio Di Giovangiacomo: Io sono a disposizione del partito, il problema della candidatura è un problema che per ora proprio non mi pongo e che sarà il partito a stabilire. Non ci sono i presupposti per pensarci adesso, ma credo anche che ci siano persone più titolate di me. Quello che viene, ben venga”.

Mario Cozzi: Sarei felice di poter essere riconfermato al Comune, è un momento politico di cambiamenti e di difficoltà, per cui sarei veramente orgoglioso di poter riuscire a continuare a fare quello che faccio e di ripetere questa esperienza anche in un assessorato diverso se fosse necessario”.

Piero Romanelli: “Faccio parte di un gruppo e le decisioni si prendono in gruppo nell’ambito di una strategia. Personalmente non sono sicuro di volermi ricandidare, è un impegno che mi onora, ma faticoso se portato avanti con impegno e sacrificio. Tuttavia è una decisione che va presa con il gruppo a cui appartengo. Ho una certa esperienza politica che mi ha permesso di maturare entrambe le esperienze. Il Comune per certi aspetti è più affasciante, dà un contatto diretto con le persone e questo aspetto ti gratifica. In Regione invece c’è il potere vero che puoi spalmare sul territorio. Credo che se dovessi scegliere opterei per il Comune, ma sono anche un uomo che crede e sostiene il ricambio generazionale. Preferisco dare spazio ai giovani”.

Massimo Tassoni: Insieme a Giacomo Agostinelli è l’assessore “fresco” di promozione e si dichiara pienamente soddisfatto del suo attuale incarico. Fedele al suo stile sintetico e da uomo di poche parole si è limitato a dire: “Sono contento, mi ricandiderei volentieri al Comune”.

Giacomo Agostinelli: “Tra due anni metterò sul piatto della bilancia da una parte la mia professione, insieme alla famiglia e al tempo libero, e dall’altra i problemi della politica.  Non so cosa farò tra due anni. Sono un uomo che ragiona con la propria testa e non sempre questo in politica riscuote apprezzamenti. Se un giorno la valutazione potesse essere fatta sul merito e sulla credibilità, allora il mio nome potrà essere speso per una candidatura, altrimenti preferisco restare a casa”.

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