Disabili in famiglia: problema solo femminile

COLONNELLA – Disabilità, cure ai disabili, organizzazione e cuore nel farlo, pubblico, privato e la necessità di una rete per la formazione al “cure e carer” (assistenza e cura). La rete sarà tra Asl, Enti pubblici e associazioni. E’ la decisione assunta al convegno che si è svolto al Centro Helios di Colonnella, “Cure e Carer al femminile”, organizzato dalla Asl di Teramo con il Comitato pari opportunità della Provincia di Teramo. Lo scopo dell’incontro di oggi era quello di far prendere consapevolezza alle donne impegnate in famiglia nella cura e nell’assistenza di un figlio o un famigliare disabile che il loro è un ruolo aggiuntivo, un ruolo che ha valenza sociale e che naturalmente scatena nuovi bisogni. Di questi ultimi le donne non hanno consapevolezza, ha spiegato Zaira Raiola, vicepresidente della Commissione Pari opportunità “ed è invece indispensabile che ce l’abbiano, che esprimano i loro bisogni, che in rete, anche formativa, questi vengano risolti. Perché solo se le donne impegnate in questo difficile e amorevole compito – ha detto Raiola – risolvono i loro problemi, avranno una qualità di vita e comportamenti superiore e solo così la garantiranno ai loro figli, o genitori, o mariti disabili”. Sono state le stesse donne che hanno partecipato all’incontro, ma anche gli operatori del settore, a chiedere una significativa rete di formazione che deve essere sia tecnica che emozionale. L’obiettivo è stato conquistato perché, ha detto Desireé Del Giovine, presidente del Comitato “le testimonianze di oggi sono state di altissimo profilo. Ma lasciatemi dire che soprattutto oggi ci siamo riconciliati con il mondo, perché ne abbiamo avvicinato uno fatto di amore, dedizione, intelligenza, piacere dell’accudire”. La presidente ha commentato a lungo, a margine del convegno, le grandi testimonianze raccolte, che raccontano tutte di come le madri, dopo un primo momento di smarrimento alla nascita di un figlio disabile, abbiano saputo disegnarsi istintivamente un percorso di assistenza e cura perfetto, disegnando di conseguenza per il proprio figlio un percorso di inserimento nella vita e nella società. Nel corso del convegno è stato inevitabilmente preso atto di come il “Cure e carer” sia un fatto ad esclusivo appannaggio delle donne, sole nell’affrontare in famiglia la disabilità del proprio caro. A proposito di mancanze degli uomini, però, un riscatto potente stamani è arrivato da Adriano Perrotti, professionista che ha perso l’uso delle gambe a 23 anni per un incidente di moto e che ha fatto della sua oggettiva limitazione l’occasione per creare reti e sostegni alle famiglie con difficoltà come la sua. Il suo impegno da anni è rivolto principalmente alla creazione di una Fondazione. “La grande emozione che ho provato oggi – ha detto a conclusione dell’incontro Giustino Varrassi, direttore generale della Asl di Teramo – mi ripaga delle tante ore di sacrificio e delle migliaia di chilometri affrontati per l’attività in questa Asl. Ma oggi sono stato ripagato di ogni sforzo”.

 

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