Liberazione, Brucchi: "Ai giovani eredità fatta di libertà e unità"

TERAMO – Provincia, Comune e comitato teramano dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia) hanno celebrato stamane il 67° Anniversario della Liberazione d’Italia. Le celebrazioni sono iniziate alle 10  con l’omaggio al Monumento ai Caduti della Resistenza Teramana in Largo Madonna delle Grazie e con la cerimonia dell’Alzabandiera, accompagnata dalle note dell’Inno Nazionale “Fratelli D’Italia”. Presenti Autorità civili e militari, Associazioni Combattentistiche e D’Arma, Sindaci e rappresentanti dei Comuni, Partigiani e numerosi cittadini. Il corteo è poi partito per Viale Mazzini,  con in testa i Gonfaloni istituzionali della Provincia, dei Comuni e dell’Anpi, attraversando le vie del centro storico cittadino. Alle 11, è stata deposta una corona d’alloro al Monumento ai Caduti di tutte le Guerre. Sono poi intervenuti, per i discorsi ufficiali della Festa della Liberazione, il Prefetto di Teramo Dott. Valter Crudo, il Sindaco di Teramo Dott. Maurizio Brucchi, il Presidente della Provincia Dott. Valter Catarra e il Presidente Provinciale dell’ANPI, Sen. Antonio Franchi. Le Celebrazioni sono proseguite, presso la Villa Comunale “Stefano Bandini” di Teramo, dove sono stati commemorati quattro Teramani illustri: Alberto Pepe, Mario Capuani, Romolo Di Giovannantonio, e Berardo D’Antonio. Il sindaco nel suo discorso ha sottolineato l’eredità importante che quell’epoca ci ha lasciato: quella della libertà e dell’Unità, i valori che hanno fatto dell’italia una Nazione. Questo il teso integrale del discorso:

"Autorità civili, militari, religiose, associazioni dei combattenti e  dei reduci di guerra, associazioni partigiane,  cittadini tutti,

solo pochi giorni fa, abbiamo ricordato e commemorato il sacrificio di tre giovani che, durantela Resistenza, furono fucilati a Teramo:  Elio De Cupiis, Sergio Gucchierato e Erminio Castelli. E’ stata, quella, una opportunità per riproporre il valore e l’esempio del loro sacrificio.

Anche oggi, in una ricorrenza che fa parte della storia della nostra repubblica, credo sia giusto conservare lo stesso atteggiamento e fare della rievocazione, non una operazione astratta ma l’occasione per riproporre valori fondanti della nostra convivenza.  Anche perché, è proprio grazie alla celebrazione del 25 aprile che, negli anni, si è contribuito a giungere ad una conoscenza sempre più chiara ed evidente dei fenomeni storici, politici, sociali connessi a quel periodo e a quegli eventi.

Nell’aprile del 1945  venne proclamata la conclusione dell’occupazione nazista e la fine del regime dittatoriale fascista.

Si giunse all’epilogo dopo un periodo, forse inevitabile, di guerra civile, che lacerò profondamente il tessuto sociale del nostro Paese. Da quell’esito, però, scaturì una nuova linfa, nacque un nuovo Paese, le cui parole unificanti divennero: l’uguaglianza delle persone, la libertà in ogni sua forma, la solidarietà, l’equilibrio dei poteri e la loro autonomia. La democrazia divenne un valore assoluto, un patrimonio collettivo che salvaguarda e valorizza la vita di ciascun cittadino.

Per arrivare a ciò, si sommò il contributo di uomini di differenti orientamenti: cattolici, liberali, socialisti, comunisti, azionisti, monarchici.

Qual è il messaggio, l’eredità,  che ancora oggi possiamo prelevare a piene mani da quell’epoca e riproporre a noi, ai nostri giovani, agli immigrati che raggiungono sempre più numerosi le nostre città e che diventano nuovi cittadini?

La risposta è in quell’anelito alla libertà e all’unità.

Ma, assieme a ciò, c’è anche una eredità formale che vogliamo raccogliere e che è proprio quella che ci fornisce la data odierna: il 25 aprile, elevata a simbolo, rappresentazione, incarnazione. E, come essa è importante perchè immagine iconica di eventi e valori, altre date vanno sicuramente ricordate, in virtù delle circostanze, delle coincidenze e dei significati.

Penso al 17 marzo, attuale come non mai. E’ il giorno dell’Unità D’Italia, è la data che imprime principi e valori, che ci rendono non solo Paese ma soprattutto Nazione. E che, in questo periodo difficile, nel quale la crisi economica pare minare le modalità del nostro vivere civile, vanno richiamati con forza.

La grande celebrazione, protrattasi per un anno, del 150° anniversario dell’Unità d’Italia ha “prodotto un risveglio di coscienza unitaria e nazionale”, come ha dichiarato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano; il quale aggiunge: “E’ finito l’anno delle celebrazioni, ma non è finita l’opera di rilancio del nostro grande patrimonio unitario, e non può mancare la determinazione nel portarla avanti”. Il messaggio del Presidente Napolitano è allora, di continuare a tenere vivo il sentimento di coesione, divenendo sempre più consapevoli della sua importanza e della sua necessità,  legandolo alla visione convinta e partecipata di una Europa che procede in maniera univoca, comune, condivisa.

La giornata odierna, perciò, va tradotta nella testimonianza della nostra volontà di continuare a riconoscerci nei valori che in 150 anni si sono progressivamente imposti e che, dalla Liberazione in poi, tappa fondante per la loro affermazione, hanno garantito più di 60 anni di convivenza democratica e civile. 

La città e la provincia di Teramo sono state anch’esse artefici di tutto questo. Tantissimi sono stati i protagonisti di quei giorni e non pochi di essi sono stati chiamati al sacrificio estremo.

Abbiamo appunto appena ricordato i tre ragazzi – di cui uno solo teramano ma tutti trucidati nella nostra terra – commemorati alcuni giorni fa. Oggi, invece, ricordiamo solennemente Mario Capuani, Alberto Pepe, Berardo D’Antonio e Romolo di Giovannantonio, anch’essi protagonisti delle lotte di Liberazione e anch’essi esempio di tenacia, coraggio, determinazione.

Furono mossi da entusiasmo, fiducia nel futuro e avevano come prospettiva il diritto di pensiero e quello all’affermazione dei propri ideali, legati ad una vita piena, concreta, indipendente.

E’ un messaggio che conserva intatta tutta la sua impronta di modernità; è stata una pagina della nostra storia, che si proietta, in virtù delle sue ispirazioni e in rispetto alle nuove esigenze, verso il futuro.
Grazie
Viva il 25 aprile ! Viva l’Italia unita!

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