Pellecchia, un uomo solo al comando del basket

TERAMO – Era soltanto il 2 luglio scorso. Un sorridente Lino Pellecchia, imprenditore delle forniture ospedaliere, il signor Sanic per molti, già scampato al caos della gestione precedente e alla ambigua scalata alla società di Alessandro Laganà, festeggiava con stampa e tifosi il nuovo corso. Citava testualmente a microfoni e taccuini: «Ho trovato un grande amico, l’ingegner Capasso, una persona degnissima, che non conoscevo fino a un mese e mezzo fa». Un connubio, che aveva portato anche a degli investimenti comuni – vedi su tutti l’acquisizione all’asta della ex caserma dei vigili del fuoco in via Cadorna, destinata a diventare un grande residence -, e far sbilanciare lo stesso Alfredo Capasso: «Ci tuffiamo in un’avventura con senso di responsabilità – disse lui il 2 luglio ai giornalisti -, daremo programmazione e stabilità a questa società, anche e soprattutto attraverso il settore giovanile». Tutto finito. In appena dieci mesi. E’ stato lo stesso Pellecchia, stavolta un pò accigliato, ad annunciarlo dagli schermi di Teleponte: «C’è stata una scelta da parte dei fratelli Capasso, obiettivamente giusta – ha detto il patron del Teramo Basket -. Loro non ritenevano più di collaborare o di portare avanti questa eperienza. Hanno deciso di uscire, nessuna polemica, noi abbiamo accettato. Abbiamo deciso, ripeto, con la massima tranquillità, l’uscita sarà formalizzata nelle prossime ore. Ma questo non cambia nulla. Le responsabilità erano e restano tali».

L’ingegner Capasso. Alfredo Capasso, origini salernitane, da oltre un decennio stabiltosi a Teramo, impegnato nel settore dell’informatica, come da lui stesso specificato, aveva fatto il suo ingresso nel club di via De Albentiis con il fratello Lucio Giulio Capasso, noto immobiliarista, nello scorso mese di luglio. A convincerlo ad aderire all’operazione, ai più sembrato quasi come il classico coniglio tirato fuori dal cilindro, era stato l’ex direttore generale della Banca Tercas, Antonio Di Matteo, che da tempo conosceva i fratelli Capasso. L’ormai ex dirigente della Teramo basket non è alla prima esperienza societaria con altri imprenditori teramani: ha infatti tentato, senza riuscirvi ovvero separandosi non senza difficoltà, la strada delle energie alternative con altri importanti imprenditori locali. Ad oggi, e soprattutto, con questi esiti alla mano, ci si chiede se gli investimenti nel settore immobiliare e dell’energia alternativa (sempre con Pellecchia) restino tali o, come accade nello sport, ci si avvii a un’altra separazione consensuale.

Basket, il futuro adesso è duro. Dunque un uomo solo al comando, alla Teramo Basket. Che sta gettando la spugna. E chi potrebbe biasimarlo. Ha sottoscritto, da dirigente della vecchia società, mutui per qualcosa come circa 5 milioni di euro (divisi non si sa in quali proporzioni con gli altri due dirigenti, Antonetti e Biancacci), ha anticipato la famigerata "wild card" (600.000 euro, in parte restituiti), qualche altro "spicciolo" per strada durante questa stagione. E mancano tanti altri soldi per finirla. Lo ha detto chiaro: «Se non mi aiuta qualcuno, da solo non ce la faccio ad andare avanti». Come fa un imprenditore, anche appassionato all’ennesima potenza, ad avere il coraggio di accollarsi tutto questo?

I "ritorni" imprenditoriali. Il coraggio, spesso, è negli investimenti che da tali "ruoli" sportivi tornano. Non è mistero per nessuno che l’istituto di credito che è anche il main sponsor, la Banca Tercas, ha investito molto nel progetto Teramo Basket. Non soltanto con i milioni di sponsorizzazione. Ha creduto anche in chi c’era e c’è al vertice della società e ha concesso affidamenti. Ma adesso i rubinetti sembrano chiusi. E’ vero che Pellecchia insiste con il chiedere il finanziamento per investimenti con la società Enriva (la stessa della caserma di via Cadorna, con Capasso) da cui potrebbe "rientrare" nelle casse del Teramo Basket un consistente contributo di sponsorizzazione. Ma non è da queste operazioni che, in passato, anche recente, sono nati dei "corto-circuiti" fatali per lo sport? Una cosa è certa: ricomincia un’altra stagione di passione per il basket cittadino, a conferma che l’onda lunga della crisi rischia adesso di lasciare questa città senza buona parte delle sue eccellenze da palazzetto.

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