Gli ultrà della Est scioperano per i nuovi Daspo

TERAMO – Domenica allo stadio comunale di Piano d’Accio il Teramo festeggia, nell’ultima partita di campionato di serie D contro l’Ancona, la promozione in LegaPro, ma la tifoseria ultrà resterà in silenzio. «Per esprimere solidarietà ai ragazzi ingiustamente diffidati e per dimostrare a tutti, ancora una volta, cosa vuol dire uno stadio silenzioso e privo di colore, uno stadio privo di Ultras, uno stadio ad immagine e somiglianza di quello che i signori della locale questura vogliono da sempre ma che non avranno finché in questa città Noi continueremo orgogliosamente a gridare la nostra appartenenza ultras e l’amore che proviamo per questi colori – scrivono i "Diffidati Curva Est" in una nota in cui spiegano perchè attueranno questa forma di protesta». L’ennesima polemica nasce dai provvedimenti notificati dalla questura teramana con cui si impedisce a cinque tifosi biancorossi l’accesso agli impianti sportivi per i prossimi tre (a tre di loro) e due anni (per gli altri due). Gli episodi da cui sono scaturiti i provvedimenti di Daspo sono relativi alla partita casalinga contro il Riccione: tre di loro tentarono di introdurre all’interno dello stadio uno striscione che solidarizzava con un esponente della curva attualmente agli arresti domiciliari e ad altri due l’invasione di campo. «Lo stesso striscione (riuscito alla fine ad entrare) – scrivono gli ultrà della Est – come tutti avranno potuto leggere durante la partita, non aveva alcun riferimento offensivo, né entrava nel merito dei fatti, ma il solo obbiettivo, appunto, di esprimere solidarietà ad un fratello di curva. Tentare di impedire l’ingresso di uno striscione del genere va a ledere sacrosante libertà d’espressione costituendo, di fatto, un atto repressivo grave, ancor di più se a ciò si aggiungono denunce e diffide. L’invasione di campo invece è perchè a fine partita, i ragazzi sono scesi dalla rete per abbracciare i giocatori, venuti a festeggiare la vittoria sotto il nostro settore, rientrando subito dopo all’interno del settore stesso: per questo “violentissimo” atto la questura ha ritenuto di comminare loro un daspo in quanto ”minacciavano l’ordine e la sicurezza pubblica”». Gli ultrà denunciano una «situazione fattasi davvero insopportabile: siamo diventati ormai da anni carne da macello per gente che ha deciso di fare carriera con le nostre esistenze, terra bruciata intorno alle nostre vite in un sistematico tiro al bersaglio». Ci puniscono, dicono i tifosi, per «il nostro essere Ultras, l’appartenere a testa alta ad un movimento pensante, il concepire lo stadio non solo come luogo freddo ed asettico dove assistere semplicemente ad una gara di calcio, ma viverlo come siamo abituati a  fare, con la passione ed i valori dettati dal nostro modo di essere e che da sempre ci
contraddistinguono».

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