Strozzieri lascia la presidenza del Ruzzo: «Non è possibile lavorare al risanamento»

TERAMO – Tanto tuonò che piovve. Claudio Strozzieri ha mantenuto la parola: si è dimesso dalla presidenza della Ruzzo Reti spa, incarico che aveva assunto su mandato dell’assemblea dei sindaci della società dell’Acquedotto appena nove mesi fa. La settimana di riflessione che aveva chiesto direttamente il Governatore Gianni Chiodi, non è dunque servita: in sette giorni quanto richiesto a livello politico dal presidente del consiglio di amministrazione non si è evidentemente verificato e per il prosieguo del mandato non c’è stato futuro. Puntuale alla scadenza dei sette giorni sono arrivate le dimissioni. «Dopo ampia riflessione – ha scritto Strozzieri – ho deciso di rassegnare le dimissioni. In questi nove mesi di mandato ho cercato di rappresentare il desiderio e la volontà di discontinuità di gestione, così come mi era stato richiesto dall’Assemblea dei Sindaci. E’ con vivo rammarico – continua Strozzieri nell’annunciare alla stampa le proprie dimissioni – che ho dovuto prendere atto dell’impossibilità di portare a compimento tale mandato, teso al risanamento dell’Ente ed alla corretta gestione nell’interesse pubblico». In una situazione di difficoltà gestionale, dunque, Strozzieri ha ritenuto di lasciare, quale «gesto di responsabilità che riconsegna ai Sindaci, che ringrazio per la fiducia accordatami, la riflessione sul futuro dell’Acquedotto del Ruzzo». Dietro le dimissioni di Strozzieri si celano attriti e accesi confronti su una serie di questioni legate all’amministrazione della società pubblica teramana, a partire dai rapporti interni al Cda – che lo ricordiamo è il primo della storia dopo i vecchi monocolori democristiani a intera composizione di centrodestra, con 5 componenti su 5 -, al problema dei precari e degli interinali, al ruolo del direttore generale, ai debiti delle vecchie gestioni. Adesso la responsabilità dell’Ente passa, secondo statuto, al vicepresidente Carlo Ciapanna, considerato che il Cda ‘vive’ in prorogatio per massimo due mesi. Cosa succederà nel frattempo è nelle strategie e nei confronti politici, anche delle diverse anime del Pdl: anche se il ruolo fondamentale di questo equilibrio e nella futura individuazione del nuovo presidente spetta sempre e comunque ai sindaci dell’assemblea.

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