«Il Teatro romano? E' come la tela di Penelope»

TERAMO – «Il Teatro romano? Più che al Lotto zero somiglia alla tela di Penelope o al Pozzo di San Patrizio». E’ questa la posizione di Per Davvero, che sottolineano polemicamente la durata ventennale del cantiere e ne ripercorrono la storia: dalla seconda metà degli anni ’90, quando gli enti preposti lasciarono decadere il diritto di prelazione sull’acquisto di Palazzo Adamoli, «con la scusa che gli uffici erano chiusi per le ferie di ferragosto lasciando campo libero ai privati», fino allo stanziamento di ingenti risorse per l’abbattimento del palazzo e il recupero dell’area sottostante, «ma a sorpresa – affermano i Per Davvero – quando furono smantellati i cantieri si notarono degli imponenti e impattanti contrafforti a sostegno di Palazzo Adamoli, che quindi anziché essere abbattuto era stato ricostruito con tanto di solai e infissi e fortificato». Ora il movimento politico di centrosinistra attacca il sindaco Maurizio Brucchi. «Di cosa si occupava quando nel 2007/2008 era assessore ai lavori pubblici e venivano perpetrati questi abusi? Dov’era Brucchi quando associazioni come Teramo Nostra insieme a tantissimi altri partiti, movimenti politici e cittadini che hanno sempre lottato per l’abbattimento degli edifici e il recupero del Teatro Romano, denunciavano a più riprese, anche con manifestazioni eclatanti , agli amministratori locali, al governo regionale e al Ministero dei Beni Culturali gli abusi perpetrati dalla Sovrintendenza regionale?». Il sindaco starebbe quindi «cambiando le carte in tavola, tentando di far passare coloro che si sono sempre battuti per il recupero, come detrattori del Teatro Romano». I Per Davvero riprendono infine la polemica di Teramo Nostra contro lo spostamento dei reperti archeologici in un altro sito per continuare i lavori di recupero. «In precedenza – è la sottolineatura polemica – si è smontato e ricostruito l’edificio e i reperti sono sempre stati lì.  Se si facesse ora tale operazione sarebbe da Guinnes dei primati. Infatti non si è mai visto, in nessun sito archeologico, che per recuperare i reperti nascosti si debbano spostare di chilometri quelli già alla luce». I Per Davvero invitano il sindaco a «comportamenti chiari e lineari conseguenti all’abbattimento dei palazzi e al recupero concreto dell’area sottostante. Purtroppo ad oggi constatiamo che quello che dice a parole è quotidianamente contraddetto dai fatti».

 

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