Comunicazione, l'Abruzzo pronto ad investire sulla banda larga

TERAMO – Dopo la rivoluzione determinata dallo switch off, l’Abruzzo si prepara ad un’altra sfida: superare il digital divide attraverso investimenti mirati sulla banda larga. E’ questo uno degli impegni presi dal Governatore Gianni Chiodi nel corso dell’incontro organizzato dal Corecom Abruzzo dal titolo “Il futuro della comunicazione nell’era digitale”. L’impegno di Chiodi è arrivato su sollecitazione del presidente abruzzese e coordinatore dei Corecom nazionali Filippo Lucci, che ha pungolato il Governatore sull’importanza di offrire un ruolo di primo piano alla comunicazione dell’ambito del Patto per l’Abruzzo. Il digital divide consiste nel “divario digitale” tra alcune zone della Regione, che, a causa delle difficili condizioni geo-morfologiche non sono ancora raggiunte dalla banda larga, e, quindi, non hanno accesso ad Internet o hanno una velocità di connessione molto bassa. Chiodi, a questo proposito ha anche proposto al Corecom di entrare nel Patto per l’Abruzzo, con un ruolo di primo piano proprio nella gestione di questi importanti investimenti per la comunicazione. «Il Corecom – ha sottolineato Chiodi – sta lavorando molto bene, ha gestito con prontezza, per quanto di sua competenza, alcuni disagi iniziali dovuti allo switch off e ci sta dando grandi soddisfazioni anche a livello nazionale, con l’elezione del presidente Lucci alla guida dei Corecom italiani, un riconoscimento meritato per un giovane che si sta facendo valere».

Lo scandalo di Abruzzo Engineering – Il Governatore ha anche ricordato, come, in passato, i fondi per la banda larga siano stati sperperati. «E’ una vergogna di cui nessuno parla – ha spiegato Chiodi –: l’Abruzzo aveva 40 milioni di euro di fondi europei da poter investire destinati alla banda larga, e che sono stati affidati alla società Abruzzo Engineering, un carrozzone da 250 persone assunte senza concorso pubblico, che noi abbiamo chiuso. La società non ha utilizzato questi soldi per lo scopo dovuto e per questo dovranno essere restituiti all’Unione europea». Oggi l’investimento necessario, contando anche la cifra da corrispondere ai fornitori privati che hanno realizzato alcune infrastrutture, si aggira sui 110 milioni di euro.

L’attività del Corecom e la lotta agli sprechi – Il presidente Lucci si è soffermato sulle novità introdotte dallo switch off, e ha invitato le Tv locali a puntare sulla qualità dell’informazione e l’originalità della produzione. Lucci ha inoltre sottolineato l’impegno del Corecom nella lotta agli sprechi. «Abbiamo chiuso una sede a Pescara, abbassato i tempi di risposta all’utenza, ad esempio, per chi ha avuto il distacco della linea telefonica, la riattivazione adesso è entro le 24-48 ore, Telecom ci ha scelto come miglior struttura in Italia, e quest’anno siamo cresciuti, ricevendo anche nuove deleghe, abbiamo assunto la gestione del Roc, il registro degli operatori della comunicazione». Grande attenzione è stata riservata a tematiche legate al delicato rapporto tra media e minori, attraverso progetti dedicati, come il progetto  “Il sisma in tv e gli occhi dei bambini”, realizzatoin collaborazione con l’Osservatorio di Pavia ed il Sipef di L’Aquila e l’iniziativa “C’era una volta un bosco di antenne. Un breve viaggio tra le antenne abruzzesi. I minori si raccontano”, con il contributo della Facoltà di Scienze delle Comunicazioni dell’Università di Teramo e il progetto “Mediucation”, realizzato conla Fondazionedell’Università degli Studi di Teramo. «Nel corso dell’ultimo anno – conclude Lucci dato risposta a 2 mila cittadini, con un rimborso medio di 400 euro ad utente. Contando che il presidente del Corecom e il suo Cda costano 40 mila euro l’anno, e che siamo riusciti a far restituire circa 1,5 milioni agli utenti dalle conciliazioni con le compagni telefoniche, posso affermare che si tratta di una struttura che funziona». 

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