Ancora polemiche sulle nomine al Ruzzo

TERAMO – Non si placano le polemiche sulle nomine al Ruzzo. Sinistra ecologia e libertà le definisce “indecenti”. «Siamo di fronte ad una situazione inaccettabile e vergognosa per tutti i cittadini – afferma Sel in una nota -. Con queste nomine al Ruzzo si contribuisce ad aumentare il degrado umano e politico di un consorzio, ormai diventato uno strumento per fare solo clientelismo».  Polemico anche il consigliere provinciale del Pd Renzo Di Sabatino, «In quasi un anno – afferma DI Sabatino – non è stata convocata neanche un’assemblea società pubblica più importante di questa provincia, relegando i sindaci a meri spettatori di una faida che, guarda caso, si è acuita dopo il congresso del Pdl ed è culminata nelle dimissioni del Presidente per motivi allo stato sconosciuti ma di certo non personali». Di Sabatino critica la scelta di non aver convocato una riunione urgente dei sindaci soci,  «facendo nominare un sostituto in Cda  e proclamando il nuovo Presidente nella persona dell’incontenibile ed inesauribile Ciapanna, con la chiara intenzione di porre i soci, alla prossima Assemblea, di fronte al fatto compiuto e quindi ratificare il “pacchetto preconfezionato”  altrove deciso». Di Sabatino invita quindi i sindaci «rifiutino la logica della mera occupazione delle poltrone che si vuole loro imporre, chiedendo le dimissioni di tutto il Cda e procedendo a nomine unitarie e competenti nel rispetto degli attuali equilibri politici». Secondo Di Sabatino, la procedura seguita, con la nomina a tempo di Vinicio Ciarroni, per permettere l’approvazione del bilancio, è illegittima, «poiché – spiega – utilizzabile nel caso in cui si dimetta un membro del Cda e non il suo Presidente, il quale è nominabile solo dall’assemblea, con conseguenti vizi degli  atti che questo abusivo Cda porrà in essere a suo rischio e pericolo, e che saranno, come sempre, oggetto di grande attenzione da parte dell’assemblea dei Soci, sicuramente da parte di chi, per volontà del Pdl, è stato relegato per la prima volta al rango di minoranza assembleare».

 

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