Un due giugno all'insegna della solidarietà e della sobrietà

TERAMO – Solidarietà, sobrietà, ma anche senso di appartenenza ad una comunità e difesa della Costituzione, che ancora oggi rappresenta una guida per amministratori e cittadini. Questi i concetti-chiave del discorso tenutooggi in Piazza Martiri della Libertà dal sindaco Maurizio Brucchi in occasione delle celebrazioni per il 66° anniversario della nascita della Repubblica. Un discorso che ha toccato anche temi attuali, come la tragedia del terremoto,  la difficile congiuntura economica e il sentimento di antipolitica che sembra dilagare.  Ecco il testo integrale.

"Buongiorno a tutti; saluto le autorità politiche, civili, i rappresentanti delle Forze Armate e dei corpi di polizia operanti sul nostro territorio, le associazioni combattentistiche, le autorità religiose e naturalmente saluto tutti voi, miei concittadini di Teramo, venuti oggi a festeggiare l’Anniversario della Repubblica Italiana. Quest’anno, la celebrazione della Festa della Repubblica assume un significato tutto particolare per la concomitanza con un periodo storico difficile come pochi altri nell’epoca moderna. Alle difficoltà che la crisi economica porta con sé, generando le conseguenze che sono note a chiunque, si aggiunge il dramma del terremoto in Emilia, col suo carico di devastazione, dolore, lutti, che colpiscono direttamente quelle popolazioni ma che ci investono e riguardano tutti. E noi, che del terremoto abbiamo ancora fresche le ferite e i disagi, sappiamo bene cosa significhi. Ecco perché, giustamente, le celebrazioni odierne, in tutta Italia, hanno assunto un carattere più dimesso, più misurato, all’insegna della sobrietà e dell’austerità anche economica. Dopo la felice coincidenza dell’anno passato, quando la Festa della Repubblica sottolineava ed era sottolineata dal 150° anniversario della Unità d’Italia, si passa ora ad una celebrazione che comunque è giusto rinnovare, perché è sempre bene che un Paese si fermi a ricordare le proprie basi, le ragioni della sua convivenza. E allora ripetiamole queste ragioni, con più convinzione e fermezza. Il 2 giugno 1946 – 66 anni fa –  gli italiani scelsero la Repubblica. Una scelta che ci ha consegnato il Paese  fondato sui pilastri della libertà e della democrazia. Gli italiani si sentirono, per la prima volta nella storia, artefici e  protagonisti del proprio presente: questo e’ la democrazia. Quel 2 giugno gli italiani indicarono anche chi avrebbe dovuto redigere  la legge fondamentale della Repubblica, la Costituzione. Su tale straordinario documento è imperniato l’intero nostro sistema che – nonostante  difficoltà, ostacoli, frenate, incertezze  – rimane tra i più liberi e democratici del mondo, con un’alta qualità dell’apparato istituzionale e una condivisa sensibilità nella vita sociale. Dovremmo ricordarlo, ogni volta che assistiamo all’amaro spettacolo che ha come obiettivo il tentativo di demolire la Legge che regola la vita pubblica e istituzionale dell’Italia e che intende condurre il Paese nel caos, nell’ingovernabilità. Oggi e’ la Giornata propizia per tornare a dirci che la Costituzione e’ la nostra bussola e che bisogna guardare al modo con cui i Padri la scrissero: superando, nella dialettica e nel confronto, i particolarismi e le tentazioni di divisione. Certo, non ci nascondiamo che la Costituzione ha bisogno di aggiornamenti e adeguamenti che la rendano più aderente alla modernità dei tempi e alle mutate condizioni sociali e civili. E’ necessario che essa indichi la strada sulla quale inserire gli impegni cui siamo chiamati per rispondere a nuove sfide: alla globalizzazione dei mercati, ai flussi migratori, alle innovazioni tecnologiche, produttive e infrastrutturali, al cambiamento radicale del mercato del lavoro e alle profonde mutazioni avvenute nella società, nei rapporti, negli indirizzi economici, negli stili di vita, nelle attese delle generazioni, nella percezione delle istituzioni.  Ma essa rimane una guida, un punto di riferimento inalienabile. Anche i cittadini di Teramo stanno affrontando con determinazione e caparbietà proprie dell’animo abruzzese, tutta questa mole di novità che, ad ogni livello, li investe. La nostra proverbiale laboriosità, la tradizionale capacità di affrontare le avversità, il comprovato spirito di solidarietà e condivisione, li guidano e sostengono. E anch’essi offrono il contributo, come comunità locale e come parte della collettività, per uscire – ne sono certo – dalle secche economiche, sociali, in cui tutti siamo invischiati.Ecco, c’è un altro pilastro che il 2 giugno ci ha consegnato: la solidarietà. Ha permeato la storia dell’Italia e ne siamo stati testimoni dopo il terremoto che ci ha colpiti; ne vogliamo diventare protagonisti ora, accanto alle popolazioni dell’Emilia e facendo la nostra parte per la ripresa del Paese. E’ compito delle istituzioni, anche in momenti di particolare difficoltà economica e sociale come quelli che viviamo, anzi soprattutto in tali circostanze, sostenere tutto ciò. Il Governo nazionale e le articolazioni locali, devono far giungere un concreto sostegno innanzitutto a chi vive con minore difesa la difficoltà delle condizioni di vita.  E questa è la risposta più autentica ed efficace alla pericolosa deriva in cui rischia di farci incamminare l’antipolitica. Il Paese ha bisogno di guide, e deve riconoscere alla classe dirigente, quando questa sa dare prova di sé, il ruolo che si assume. L’antipolitica è un bubbone che mina alle radici la democrazia.  La Festa della Repubblica, commemorazione storica e occasione di riflessione, offre l’opportunità per riproporre a tutti l’importanza della rappresentanza, e per dire a noi che ricopriamo ruoli  e compiti istituzionali, il valore di ciò che siamo e che facciamo. Viva l’Italia, viva la Repubblica, viva Teramo".

 

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