Crollo delle iscrizioni per l'Ateneo teramano: è ultimo in Italia

TERAMO – «L’Università di Teramo rischia di scomparire». E’ questo il grido d’allarme lanciato dal’Udu, unione degli universitari, che analizza la difficile situazione dell’Ateneo partendo dai dati sulle iscrizioni. «Siamo ultimi in Italia per numero di iscritti -, afferma Mauro Pettinaro, componente del Consiglio nazionale degli studenti universitari – dal 2006 ad oggi c’è stato un brusco calo delle immatricolazioni».

ISCRIZIONI A PICCO – Nel biennio 2006-2007 gli iscritti all’Ateneo teramano erano 8110, quest’anno sono passati a 6489: gli immatricolati, quest’anno, sono stati 880. Teramo figura quindi all’ultimo posto nella classifica degli Atenei statali, superata, per la prima volta, anche da Benevento (6858 iscritti) e Camerino (6905), «da sottolineare, però, che Camerino conta circa 7 mila abitanti – e che ha fondato la sua economia e le sue scelte politiche sul fatto di essere una città universitaria, mentre a Teramo i servizi in favore degli studenti sono inefficaci ed inefficienti», aggiunge Pettinaro. L’Udu chiede quindi di chiudere tutte le sedi distaccate. «Non ha più senso mantenerle – evidenzia Pettinaro – non ce lo possiamo più permettere, tanto più che i dati sono davvero sconfortanti». Atri, ad esempio, conta solo 72 iscritti, Giulianova 147, Avezzano 483. «Come si può pensare di mantenere servizi costosi come mensa e biblioteca per 72 studenti? Ormai anche l’Azienda al diritto agli sudi non ce la fa più: quest’anno non verranno garantite tutte le borse di studio», afferma ancora Pettinaro che punta l’attenzione anche sul Rettorato «uno spreco mantenere la sede costosa e sottoutilizzata» e sulla segreteria studenti distaccata. L’Udu chiede risposte dalla politica e dai vertici dell’Ateneo. «Il futuro dell’Università è un problema che riguarda tutta la città, eppure, in anni di battaglie, come su quella contro l’Ateneo telematico, ci hanno lasciato soli, anzi, peggio: nessuno ha ritenuto opportuno rispondere neanche alle nostre polemiche».

IL PROBLEMA DEL POLO AGRO-BIO-VETERINARIO – Un discorso a parte merita la sede di Piano D’Accio, per cui l’Ateneo ha investito fondi propri per circa 12 milioni di euro. Secondo l’Udu, però, il progetto ambizioso di creare un vero polo scientifico di alto livello, con un ospedale veterinario di interesse regionale potrebbe essere vanificato dall’impossibilità di aprire una simile struttura nei pressi del centro commerciale. C’è poi l’altra faccia della medaglia, ossia il problema della sede del biennio di Veterinaria, ospitato nei locali della scuola Molinari. «Il Comune di Teramo – afferma Monia Flammini, rappresentante dell’Udu Teramo – ha dato ufficialmente lo sfratto all’Università, anche se ora si sta tergiversando per allungare i tempi. Il dato di fatto attualmente è questo: i soldi sono stati spesi, la sede c’è ma finora nessuno ci si è trasferito. Perché?».

 

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