Confindustria, Di Paolo: «Le banche tornino sul territorio»

TERAMO – Riflessioni amare ma non abbandona l’ottimismo il presidente di Confindustria Teramo, Salvatore Di Paolo, intervenuto a margine della conferenza stampa convocata sulle nuove tratte e sui nuovi investimenti della Baltour per fare una fotografia sullo stato di salute e sulla tenuta del tessuto produttivo locale. Un quadro a tutto tondo, dove le responsabilità sembrano condivise: dalla politica rimasta senza strumenti, alle banche, all’Università. “L’ultima volta che ricordo di essere stato invitato a una inaugurazione – ha detto il presidente di Confindustria – è stato un’anno e mezzo fa a Martinsicuro. Non crediamo più in noi stessi e nel nostro lavoro”. Parole durissime quelle lanciate dal presidente Di Paolo che vanno raccolte. Ma da chi? Dalle istituzioni? Quanto sono vicine agli imprenditori teramani? “La politica è vicina, ma le ragioni della crisi sono più profonde e investono dimensioni più alte. La politica non ha i mezzi per aiutarci. Confidiamo molto nell’arrivo dei fondi Fas per avere una boccata d’ossigeno. Ma ci sono errori che non vanno commessi a partire dalle banche del territorio”. “Non possiamo fare le pulci agli artigiani – ha dichiarato il presidente di Confindustria alludendo al commissariamento della Tercas – e sostenere grandi iniziative. Le banche del territorio devono trattenere i soldi prodotti sul territorio”. Condivide l’immagine resa dai sindacati di un sistema che si regge sul ricorso alla cassa integrazione, con il tessile e il metalmeccanico in ginocchio e una “tenuta” che riguarda solo l’agroalimentare? “Non la condivido. Il tessile ha problemi che vengono da lontano. Mi riferisco al fatto che per tanto tempo il polo tessile era costituito per lo più da “fasonisti”, aziende che confezionavano capi di abbigliamento per conto terzi. Non avendo nostri marchi, la globalizzazione ha penalizzato chi è rimasto senza identità. L’agroalimentare tiene, ma anche il metalmeccanico è in salute. Con la sola eccezione per i motori, in provincia di teramo produciamo tutto, lavoriamo tanto per i tedeschi e i dati sulle esportazioni ci confortano. Sul turismo si può lavorare di più, abbiamo ptrimoni naturalistici invidiabilie penso anche alle mete religiose come San Gabriele che intercettano tanti turisti, ma tutti "mordi e fuggi". Servono servizi e nfrastrutture per trattenerli. Circa la cassa integrazione – ha detto ancora il presidente d Confindustria – è vero. Il ricorso è insostenibile, ma per fortuna il governo ha stanziato parecchi fondi per cui le aziende sono riuscite a trattenere le maestranze il know-how acquisito. I dati però, rispetto a qualche anno fa, non sono peggiorati e questo mi fa essere moderatamente ottimista. Dalla crisi possiamo uscirne, ma solo se industriali, banche e sindacati rimangono uniti”. A proposito di know-how, qual è il contributo dell’Università? C’è un confronto aperto col mondo accademico? Ma soprattutto la preparazione dei giovani è adeguata all’ingresso nel mercato del lavoro? “I dati resi sulla stampa sul calo delle iscrizioni e del depauperamento del patrimonio universitario sono preoccupanti. Non bisogna permettere che muoia l’ateneo teramano, ma un confronto con gli imprenditori va attivato visto che sono i fruitori del prodotto universitario. E’ solo dal confronto che possono emergere idee che aiutano. Ho l’impressione che l’Università negli ultimi anni sia rimasta un po’ chiusa in se stessa. Lo scollamento tra le richieste del mercato e l’offerta formativa c’è, ed è evidente: noi chiediamo tecnici, ma sono sempre meno. So che il sindaco ha sollecitato l’apertura di un tavolo ad hoc sul Università per discutere di queste questioni. A quel tavolo chiediamo che ci sia anche Confindustria”.

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