La magistratura sequestra 8,2 milioni di euro alla Tercas

TERAMO – Otto milioni e duecentomila euro della Banca Tercas sono stati posti sotto sequestro dagli agenti del nucleo di polizia vautario della Guardia di Finanza di Roma, nellambito dell’inchiesta sul crac del faccendiere molisano Raffaele di Mario e del gruppo Dimafin. Non c’è soltanto la banca di Corso San Giorgio tra i destinatari del provvedimento di sequestro patrimoniale deciso dalla magistratura capitolina.

LE ALTRE BANCHE ‘CONGELATE’. Con la Tercas sono coinvolte anche Unicredit, Banca Italease e una società di factoring, la Factorit spa: in totale cono 31,6 i milioni di euro ‘congelati’ dalla Procura. Il gip ha accolto la richiesta dei pm romani motivandolo con la sussistenza di un intervento diretto nel "soddisfare i propri crediti in via preferenziale a danno" del gruppo imprenditoriale che faceva capo all’immobiliarista.

INDAGATO L’EX DG DI MATTEO. Nell’inchiesta sono indagati oltre una ventina tra funzionari e dirigenti delle società chiamate in causa e tra questi anche l’ex direttore generale della Banca Tercas, Antonio Di Matteo (sono cinque gli avvisi di garanzia per bancarotta prefenziale nei confronti di altrettanti esponenti di Banca Tercas). In sostanza, le banche vengono accusate di aver impiegato ingenti somme per soddisfare il rientro delle esposizioni debitorie del gruppo Dimafin, essendo a conoscenza dello suo stato fallimentare.

IL CRAC DIMAFIN E L’OPERAZIONE SGR. Tutto sarebbe legato ad una ardita operazione che risale al dicembre di 4 anni fa (nel 2008): alcune società appartenenti al gruppo Dimafin avevano sottoscritto un atto in cui apportavano immobili e terreni a un fondo comune di investimento denominato "Fondo Diaphora 1", gestito dalla Raetia Sgr. Ciò ha consentito al Gruppo di ottenere nuova liquidità finanziata dalle banche e formalmente destinata alla Sgr e non alle società conferenti e ha comportato il pagamento dell’Iva da parte della Sgr verso le società apportanti per 42 milioni di euro. Le società del gruppo Dimafin, invece di pagare l’Iva all’Erario, hanno corrisposto oltre 31,6 milioni alle banche creditrici in virtù di accordi formali intervenuti con le stesse. Lo Stato non ha incassato l’Iva e le banche hanno abbassato le quote di esposizione nei confronti della Dimafin e la Sgr ha vantato un credito Iva nei confronti dello Stato per oltre 31 milioni di euro. E la Banca Tercas in questo ‘rientro’ ha avuto un ruolo importante, che poi ha determinato l’intervento duro di Bankitalia che l’ha commissariata.

LA REAZIONE IN BANCA. Il sequestro patrimoniale non ha colto di sorpresa l’istituto teramano. Da fonti interne si apprende che il management Banca Tercas aveva previsto una possibilità del genere, conoscendo l’esistenza dell’inchiesta. Per questo ha predisposto per tempo tutti gli accorgimenti tecnici per far fronte a questa eventulità: dunque ancora una volta si tende a rassicurare clientela e abruzzesi circa la tenuta dell’istituto di credito e dichiararsi fiduciosi nel lavoro della magistratura romana.

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