Cretarola: «Su Teramo Lavoro una campagna al massacro»

TERAMO – Le vicende attorno a "Teramo Lavoro", la società "in house" della Provincia di Teramo, continua a tenere banco, ma lo fanno soprattutto per le polemiche piuttosto che per le soluzioni da individuare per risolvere lo stato di precarietà dei lavoratori. Spesso, e non sempre a ragione, tengono al centro della discussione la figura dell’amministratore unico Venanzio Cretarola. Che nel corso dei mesi ha deciso di tenere un profilo basso, di non esporsi nonostante ‘attaccato’ da più parti e al centro anche di una indagine giudiziaria e di limitare e di molto la sua presenza sui media. Oggi ha deciso di farlo e noi pubblichiamo integralmente l’intervento che ha affidato agli organi di informazione.

«Mi rivolgo alla stampa, quella vera: è oggi possibile garantire il sacrosanto diritto di cronaca garantendo contemporaneamente gli altrettanto sacrosanti diritti della persona?
Sono costretto a constatare che il mio silenzio – dovuto al profondo rispetto per l’attività della Magistratura, che fa semplicemente il suo dovere – è stato gravemente equivocato.
Continua nei miei confronti, da 7 mesi, una campagna di calunnia e diffamazione mossa da evidenti motivazioni “politiche” a me del tutto estranee, che negli ultimi giorni è persino giunta da parte di alcuni (basandosi su illazioni totalmente false) a coinvolgere anche la mia famiglia.
Questo è vergognoso ed inaccettabile.
Per 7 mesi ho letto periodicamente sulla stampa di presunte, e completamente inventate, “distrazioni” di fondi europei per cifre variabili fra i 500 mila e gli 800 mila Euro, di presunte (inesistenti) “raccomandopoli” e di altrettanto presunti ed inesistenti tentativi di evitare controlli da parte della Provincia.
Tutto ciò senza alcun riferimento specifico ed in assenza di elementi oggettivi.
La Provincia, oltre ai controlli ordinari sull’uso delle risorse europee, ha svolto sulla società anche il cosiddetto “controllo analogo” tramite diversi Funzionari al di sopra di ogni sospetto, i cui nomi sono stati comunicati dal Presidente anche alla stampa. I controlli sono stati svolti – su mia esplicita richiesta – non solo su bilanci e contabilità ma su ciascuna delle singole spese, tutte effettuate tramite bonifici bancari. E’ emerso ufficialmente soprattutto che non un Euro di TERAMO LAVORO è stato utilizzato per fini diversi da quelli previsti e legittimi e che il 99,8% delle spese è relativo semplicemente agli stipendi del personale.
L’atto formale che ha disposto il sequestro di parte dei documenti societari è generico e non contiene alcuna imputazione nei miei confronti. Non ho mai ricevuto alcun avviso di garanzia e ancora oggi non so di cosa sarei accusato.
Da subito mi sono messo a completa disposizione, se necessario, per chiarire la piena correttezza del mio operato. Per 7 mesi ho evitato di rispondere a periodiche illazioni e ripetute calunnie propagate su tutti i  mezzi di comunicazione.
Si ricorda spesso che la Costituzione prevede che non si possa essere “condannati” prima della sentenza definitiva e si invita a non celebrare processi “mediatici”: io continuo ad essere “condannato” in maniera calunniosa prima ancora di sapere di cosa sono accusato.
Ed allora, va bene. Accetto.
Se devo essere “processato” pubblicamente sono pronto ad ogni intervento, incontro e confronto pubblico con chiunque lo richieda. Ho il dovere, prima ancora che il diritto, di difendere la mia dignità personale e professionale.
Non per difendermi, ma semplicemente per spiegare e per accusare a mia volta. Si inizierà così anche a comprendere i veri motivi di questa incredibile campagna diffamatoria basata sul nulla.
Ho dato mandato inoltre al mio legale di procedere con formale querela nei confronti di tutti coloro che mi hanno calunniato e che continueranno a farlo».
Venanzio Cretarola
Amministratore Unico
Teramo Lavoro

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