Il gip dice no all'arresto del direttore generale Varrassi

TERAMO – Il gip del tribunale di Teramo, Giovanni De Rensis, ha respinto la richiesta di arresti domiciliari presentata dalla procura di Teramo nei confronti di Giustino Varrassi, il direttore generale della Asl di Teramo. L’ipotesi di reato per la quale il pubblico ministero Davide Rosati aveva avanzato richiesta di provvedimento restrittivo è quella di peculato d’uso. L’inchiesta è relativa all’utilizzo improprio, a parere della procura teramana, dell’auto di servizio della Asl. Nell’inchiesta, scattata qualche mese fa, è coinvolto per concorso anche l’autista personale dell’azienda sanitaria teramana, Giovanni Lanci. Anche a lui si contesta un uso non legittimo della macchina di servizio, una Audi A6, sulla quale avrebbero viaggiato spesso e volentieri per scopi diversi da quelli previsti in virtù del loro lavoro.

L’INCHIESTA – Il tam tam sull’esisteza dell’inchiesta e sul rischio che il direttore generale venisse arrestato ha dominato i salotti della politica e le discussioni in ambito ospedaliero e presso l’opinione pubblica da tempo. Al punto che lo stesso direttore generale, nel corso di una tramissione televisiva a Teleponte, era intervenuto di persona per chiarire la sua posizione e spiegare a grandi linee quanto stesse accadendo. Aveva anche sostenuto che aveva sì utilizzato la macchina blu per percorrere ad esempio il tragitto da e per L’Aquila, avendo sempre ritenuto che ciò fosse regolare e di aver risarcito la Asl quando aveva invece scoperto, anche attraverso uno specifico quesito posto alla Regione Abruzzo, che non si poteva fare. La procura, sostiene invece che Varrassi il reato lo ha commesso e che l’utilizzo improprio, per scopi differenti da quelli istituzionali, prefiguri l’ipotesi del peculato d’uso. Allo stesso modo, ma per aver compiuto attività privata, anche l’autista personale del direttore, Lanci, avrebbe commesso lo stesso reato. La richiesta di provvedimento interdittivo riguarda infatti entrambi e per entrambi è stato rigettato.

LA DECISIONE DEL GIP – Non è stato dello stesso avviso il giudice per le indagini preliminari. Il peculato d’uso non si configurerebbe nei termini indicati dalla procura e tantopiù è giustificabile un provvedimento restrittivo nei confronti del massimo dirigente dell’Azienda sanitaria locale. Il fascicolo torna sui tavoli della procura dunque, che proseguirà per le vie procedurali consuete l’iter della pratica giudiziaria, ovvero verso la conclusione delle indagini preliminari e fino alle eventuali richieste di giudizio. Non è escluso però che torni alla carica contro questo no all’arresto: il pm potrebbe infatti presentare ricorso.

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