Riforma del mercato del lavoro: sit-in della Cgil davanti alla Prefettura

TERAMO – Presidio della Cgil, questa mattina, davanti alla Prefettura, per dire no al decreto legislativo sul mercato del lavoro, giudicato un “provvedimento iniquo ed inadeguato, che non migliora la qualità del lavoro nel nostro paese e non aumenta l’occupazione per i giovani”, come si legge nei volantini distribuiti questa mattina durante il sit-in. La protesta continua ora anche a Roma, dove ci sarà una mobilitazione generale davanti al Parlamento, proprio mentre si sta votando il provvedimento contestato, a cui prenderà parte anche la delegazione di Teramo. «Questo decreto – afferma il segretario provinciale della Cgil Giampaolo Di Odoardo – non fa altro che peggiorare il massacro sociale che si sta compiendo nella nostra provincia». Gli ultimi dati diffusi dalla Cgil sono allarmanti: in provincia di Teramo, dal 2008 ad oggi, ossia da quando è iniziata la crisi, ci sono stati ben 14.331 licenziati. «A questi – spiega Di Odoardo – vanno aggiunti tutti i cassaintegrati, che non  vengono conteggiati nella schiera di coloro che hanno perso per sempre il loro impego, anche se, purtroppo, le fabbriche dove lavoravano hanno chiuso i battenti». In un mese le ore di cassa integrazione guadagni straordinaria sono lievitate: passando da 1,2 milioni del periodo compreso tra gennaio ed aprile a quasi 3 milioni di maggio. Secondo Di Odoardo, se il decreto dovesse essere approvato, a farne le spese saranno soprattutto le donne ed i l precari. «Come dimostrano i dati – conclude – le norme attuali consentono di licenziare i lavoratori, con questo decreto, però rischiamo di togliere anche le tutele conquistate con fatica, tornando ad un libero arbitrio pericoloso per le categorie più deboli, finendo per favorire situazioni spesso poco pulite. Questo andrebbe a peggiorare ulteriormente una situazione già poco felice: le lettere di dimissioni in bianco, firmate all’atto dell’assunzione, sono una piaga ancora esistente che colpisce soprattutto le donne, che vivono già in una condizione disagiata, dato che il loro salario è in media inferiore al 30% rispetto a quello degli uomini».

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