Sant'Anna, i fedeli vogliono la festa. E la polizia ha identificato finora oltre 40 giovani

TERAMO – La decisione di don Paolo Di Mattia, il parroco di Sant’Antonio da cui dipende anche la piccola chiesa nota come Antica Cattedrale, non trova d’accordo la maggior parte dei fedeli: loro vogliono che la tradizionale festa di Sant’Anna del 26 luglio, che si svolge da oltre 50 anni, si celebri. Il coro è unanime: farla è la migliore risposta ai vandali che ne hanno fatto il bersaglio dei loro gesti sacrileghi e della volgarità fine a se stessa. Ma sarà difficile superare l’intransigenza del parroco, che ieri ha ‘incassato’ anche la solidarietà del vescovo Michele Seccia, che ha condiviso la scelta di annullare il programma delle celebrazioni per la ricorrenza. Ma la Festa di Sant’Anna, oltre ad essere una delle più antiche della città di Teramo, è molto sentita, incarnando il sentimento religioso della protezione sulle mamme, sulle donne che portano in grembo la vita. In questa occasione, in particolare, le gestanti ricevono una particolare benedizione nel nome della vicepatrona della città. Da qui, il forte significato di protesta civile dinanzi al gesto irriverente e scabroso della violazione della chiesa di Sant’Anna.

I DANNI SONO INGENTI. La chiesa ha subito danni importanti. A cominciare dall’impianto elettrico, che non funziona più. I vandali hanno fatto esplodere, dopo averlo fatto surriscaldare, uno dei grossi fari alogeni che illuminavano la facciata e la rete è andata in corto circuito. Ciò porebbe apportare danni irreparabili anche al sistema di aerazione forzata del sottosuolo, previsto e installato per ‘asciugare’ l’umidità sotterranea alla chiesa e ai vicini scavi archeologici. Ci sono poi i danneggiamenti al portone, al confessionale, agli altri arredi sacri e da ripulire le scritte sacrileghe sulla statua della Madonna e su altre superfici interne. Insomma, occorre un intervento complesso da attuare nel più breve tempo possibile e che, soprattutto, comporta una spesa non indifferente.

NEL QUARTIERE I BULLI SONO SCOMPARSI. Un primo, positivo effetto, l’eco mediatica attorno alla vicenda delle scorribande delle bande di minorenni l’ha prodotto: da qualche giorno in giro non c’è traccia di bullo. C’è una pace che, rispetto alle settimane precedenti, sa di anomalo, di strano, di sospetto. Una sorta di quiete dopo la tempesta che potrebbe far presagire qualcosa di poco piacevole, però. Adesso i ragazzini che per giorni e giorni hanno seminato il panico tra i vecchietti, arrivando perfino a strappare le pagine di una rivista di parole incrociate dalle mani di un’anziana su una panchina, afferrandola per il collo alla sua reazione, non ci sono. Si sono ritirati come nelle migliori tattiche di guerriglia, perchè c’è troppa attenzione adesso su di loro. Sono in attesa di ritornare?

LA POLIZIA NE HA IDENTIFICATI DECINE. Se lo faranno stavolta sicuramente troveranno pane per i loro denti e il conto potrebbe essere salato. Oggi si scopre che dall’inizio dell’anno, nei vari interventi che polizia e carabinieri hanno fatto sul posto, sono state identificate decine e decine di minorenni, tra i 14 e i 16 anni. Che apparentemente non erano lì per delinquere, o almeno non sono stati presi nella flagranza di farlo, ma che facevno gruppo, branco, con quell’atteggiamento che troppo spesso si ritrova oggi nei giovani di questa fascia d’età, fatto di maleducazione e di irriverenza,, soprattutto verso la popolazione anziana della città e delle strutture comuni. E sono altrettante decine e decine le denunce di danneggiamento presentate alle forze dell’ordine da cittadini esasperati, che segnalano la distruzione delle cassette postali, delle panchine pubbliche, il furto di biciclette, gli sfregi alle carrozzerie delle auto, i tergicristalli divelti, i fari spaccati e tanto altro.

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