La provincia di Teramo invecchia

TERAMO – Cresce la popolazione in provincia di Teramo, ma solo grazie ai figli di immigrati di prima e seconda generazione, mentre aumentano gli anziani: il rapporto è di 3 anziani ogni due giovani. Ma ci sono anche casi-limite come quello Pietracamela, dove addirittura si arriva a 6 anziani (over 65) per ogni giovane fino a 14 anni. Non va meglio in altri paesi dell’entroterra, come Cortino, Rocca Santa Maria, Valle Castellana, Castelli, Crognaleto, dove il rapporto è di 4 a 1. Questi alcuni dei dati più significativi del Rapporto sociale 2011 della Provincia di Teramo che tratteggia il profilo socio-economico-demografico della popolazione e dei servizi offerti. E proprio nell’ambito dei servizi si nota una certa sproporzione: sono pochi e non molto pubblicizzati quelli dedicati agli anziani, che rappresentano il 21% della popolazione della provincia, così come mancano ancora politiche strutturate a sostegno della disabilità. Meglio invece i servizi dedicati alla famiglia (32,4%).

Le donne superano gli uomini

I residenti in provincia di Teramo rappresentano il 23% della popolazione abruzzese: fino al 1989 si era fermi al 22%. Negli ultimi 29 anni siamo cresciuti più del doppio rispetto alle province dell’Aquila e Chieti, grazie però agli immigrati. Siamo in tutto 312239, 51% donne e 49% uomini.

Aumenta la disoccupazione

Il Rapporto fotografa con precisione il momento di crisi economica che sta attraversando la provincia di Teramo: i dati, relativi al 2010, indicano un decremento del Pil dell’1,6%, e una diminuzione dell’occupazione del 2,5%. La percentuale di chi cerca lavoro è cresciuta in maniera esponenziale (45%) rispetto al 2010. Il tasso di disoccupazione è passato dal 6 all’8,6%. Continua il trend negativo per il settore tessile-abbigliamento, e va male anche il terziario, dove le unità lavorative sono diminuite di ben 3600 unità rispetto al 2009. In compenso, però, aumenta l’imprenditoria femminile e quella straniera, soprattutto nel settore delle costruzioni.

«Per stilare questo rapporto – spiega Fabrizio Di Ovidio, ricercatore dell’Università di Teramo – è stato scelto un approccio non solo quantitativo ma anche qualitativo, con i focus group che hanno aiutato a comprendere meglio le esigenze della popolazione, in particolare quella anziana, che spesso non è a conoscenza dei servizi che il territorio propone, servirebbe una maggiore comunicazione e un coordinamento tra gli Enti, in particolare tra i servizi sociali e quelli sanitari. D’altro canto i Comuni lamentano la riduzione dei finanziamenti pubblici e soprattutto di quelli destinati al sociale».

La Provincia di Teramo in controtendenza

Se il quadro generale indica una contrazione delle risorse destinate dagli enti pubblici al sociale, la Provincia di Teramo rappresenta l’unica realtà ad aver stanziato più fondi (il 3%) rispetto agli anni precedenti. «Si tratta – afferma l’assessore Renato Rasicci – di risorse che ci siamo conquistati sul campo, partecipando ai bandi nazionali e vincendoli: in due anni e mezzo circa 2 milioni e 600 mila euro con 26 progetti approvati e altrettanti interventi a favore dei giovani, degli immigrati e dei disabili».

 

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