La politica fa fronte comune: tre province e una città metropolitana

TERAMO – Gli scenari che si intravedono con il riordino delle  Province sono tutti amari per il territorio teramano i cui rappresentanti politici sono stati chiamati oggi a raccolta dal sindaco Brucchi per stabilire "insieme" una proposta da presentare al Governo per scongiurarne la scomparsa. Parlamentari, assessori regionali, consiglieri sindaci si sono confrontati nella Sala Polifunzionale per individuare la proposta comune da presentare alla prima riunione del  Consiglio delle autonomie locali (Cal) che si terrà il 28 agosto. «La Provincia di Teramo non può essere l’unica a scomparire – ha affermato Brucchi – ci batteremo con il coltello tra i denti affinché questo non accada. Per farlo, e per far sentire la nostra voce nelle sedi istituzionali, è necessario arrivare ad una proposta condivisa». La proposta formalizzata nel corso dell’incontro è stata quella di mantenere delle tre province di Teramo, L’Aquila e Chieti, mentre Pescara potrebbe essere inserita tra le cosiddette “città metropolitane”. Affinché Teramo possa raggiungere gli standard previsti dalla legge di riordino (un minimo di 350 mila abitanti, attualmente ne sono 320 mila) è necessario però che i confini della provincia vengano ridisegnati, acquisendo il Comune di Penne e quelli dell’area vestina. La proposta lanciata dal sindaco Brucchi ha trovato molti sostenitori tra i politici presenti in platea, anche se ci sono state non poche perplessità sull’idea di Pescara città metropolitana. Una voce fuori dal coro: è quella del  sindaco di Giulianova, Francesco Mastromauro, che non ha partecipato all’incontro, ricevendo anche una stoccata da Brucchi: «poteva venire qui a presentare la sua proposta alternativa». Mastromauro è favorevole alla creazione di una macroprovincia tra Teramo e Pescara, ipotesi, questa, che, nel corso dell’incontro di oggi, non è stata sostenuta da nessun rappresentante politico. Da tutti gli altri presenti è invece arrivato l’invito alla condivisione di una proposta unitaria: secondo il senatore Paolo Tancredi  l’ipotesi di Pescara città metropolitana è difficile da percorrere «piuttosto – ha specificato – non trovo niente di scandaloso nell’accorpamento tra Pescara e Chieti». Per l’assessore regionale Paolo Gatti al posto di un decreto sarebbe servita una riforma costituzionale vera e propria «ma il governo Monti non ha avuto questo coraggio, quindi ora è necessario trovare delle soluzioni per tentare di limitare i danni». Dal consigliere regionale di Fli Berardo Rabbuffo è arrivata un’adesione di massima all’idea di Brucchi «o si devono abolire tutte le province oppure nessuna, è impensabile che Teramo sia l’unica a rimetterci». Per il capogruppo del Pd in Consiglio provinciale Ernino D’Agostino «l’idea di una maxi provincia Medio-adriatica potrebbe  essere percorribile, in alternativa è ipotizzabile una fusione tra Pescara e Chieti. Per noi, comunque, la soluzione peggiore sarebbe quella di essere accorpati a L’Aquila». I parlamentari Tommaso Ginoble (Pd) e Carla Castellani (Pdl) hanno bocciato l’ipotesi di Pescara città metropolitana, affermando che mancano le condizioni necessarie. «Noi – ha affermato Ginoble – abbiamo gli stessi diritti di Pescara di portare avanti i nostri diritti, se finora le province non sono state del tutto eliminate è stato merito delle pressioni fatte sui parlamentari». L’onorevole Castellani ha invece proposto di trovare anche una soluzione alternativa qualora l’idea delle tre province si rivelasse irrealizzabile. «L’ideale sarebbe che si andasse a votare a novembre affinché questo riordino non vedesse mai la luce, ma, in ogni caso, dobbiamo prepararci al peggio: potremo anche pensare di annettere dei Comuni dell’aquilano per raggiungere i requisiti minimi previsti».

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