«Non toglieteci la speranza di sconfiggere un tumore»

TERAMO – Non ci sono soltanto le belligeranze politiche  ad animare il dibattito sull’accorpamento del reparto di oncologia dell’ospedale Mazzini di Teramo e sulla sua paventata chiusura. La discussione si fa più attenta e degna di riflessione ancor più profonda quando a intervenire nel dibattito sono coloro che in prima linea combattono quella guerra difficile contro un avversario subdolo e cinico come il cancro. C’è una mamma che con coraggio e dignità mette a disposizione dell’opinione pubblica la sua esperienza indiretta, come genitore di una figlia che in età molto giovane sta lottando contro il tumore al seno. E rivolge un appello, perchè la speranza di farcela non venga mortificata dai calcoli politici e dai bilanci sanitari. Ecco la lettera che la signora Laura ci ha inviato attraverso l’Associazione culturale Teramo Nostra.

«Sono la mamma di una ragazza di 27 anni che l’anno scorso ha subito un intervento per un tumore al seno, una malattia che purtroppo ancora oggi ci fa tremare e che cambia l’esistenza di chi ne viene colpito e di chi gli sta vicino.

Il dolore che abbiamo provato quando a mia figlia è stata diagnosticata questa malattia è indescrivibile. Però, dopo il primo momento di sconcerto, io, mio marito, gli altri due figli e il ragazzo di mia figlia abbiamo cercato di reagire e di fare tutto il possibile per aiutarla a guarire, rivolgendoci a quanto di meglio ci fosse a livello sanitario.

Vorrei spendere due parole a favore di questa ragazza che (noi lo sapevamo già) ha mostrato un carattere straordinario e combattivo, in grado di infondere coraggio anche a noi che le siamo vicini. Dopo un primo consulto a Milano, mia figlia è stata operata a L’Aquila da un’equipe medica eccezionale, oltre che per la grande competenza, anche per l’umanità e la delicatezza con cui tratta i pazienti. Dopo l’intervento, e in seguito a una visita allo IEO di Milano, è stata sottoposta a un periodo di terapia veramente pesante presso i reparti di oncologia e di radioterapia dell’ospedale Mazzini di Teramo.

E’ stato proprio in questa occasione che abbiamo potuto constatare che la nostra piccola città, nonostante tutti i problemi che negli ultimi anni ha dovuto affrontare, può vantare due gioielli dal punto di vista sanitario. Il dottor Pancotti con tutto il suo staff di oncologi e il dottor D’Ugo con l’equipe di radioterapia hanno fatto di questi reparti due fiori all’occhiello della sanità abruzzese e nazionale. I due primari, i medici e tutto il personale infermieristico dovrebbero costituire un esempio per tutti coloro che operano in un settore così delicato. Oltre ad essere eccellenti professionisti, sono persone che si mettono a completa disposizione dei pazienti e che sanno infondere in essi quel coraggio e quella voglia di combattere di cui hanno assoluta necessità. E credo che ormai sia noto a tutti che l’approccio psicologico sia molto importante.

Purtroppo da un po’ di tempo leggo e ascolto della possibilità di accorpare, smembrare o smantellare il reparto di oncologia. Sinceramente non posso credere a questa eventualità, non posso immaginare che questi pazienti (che nella nostra provincia aumentano sempre più) vedano soppresso quello che per loro è un punto di riferimento medico e umano fondamentale.

Io non sono nessuno per rivolgermi ai nostri politici e dirigenti sanitari locali, ma faccio loro appello come madre di una giovanissima ragazza che in questo periodo così duro ha affrontato la malattia nel migliore dei modi, non solo perché sostenuta dall’amore del suo ragazzo e della sua famiglia, ma anche perché supportata da professionisti, medici e infermieri che hanno saputo trasmetterle quella speranza e quel coraggio necessari per affrontare una prova così impegnativa.

Concludo questa lettera con una preghiera rivolta a coloro che possono cambiare le cose: fatelo, ma cambiatele in meglio, non toglieteci la speranza che questi momenti difficili possano essere superati. A tale scopo è indispensabile che i nostri medici possano continuare a svolgere il loro lavoro con serenità e in piena libertà».

L.I.

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