Oncologia, la sinistra minaccia il ricorso alla Procura

TERAMO – Si potrebbe ipotizzare l’interruzione di pubblico servizio nella non riapertura del reparto di oncologia dell’ospedale Mazzini di Teramo. E’ quanto ipotizzano Maurizio Acerbo e Antonio Saia, consiglieri regionali di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani, che invitano Varrassi e il Governatore Gianni Chiodi a dire «in maniera chiara che il reparto di oncologia di Teramo riaprirà il 10 settembre. Altrimenti non ci accontenteremo di una interrogazione ma ci rivolgeremo direttamente all’autorità giudiziaria». Secondo gli esponenti del centrosinistra regionale gli accorpamenti estivi non sono buona pratica ma necessari per fare fronte alle ferie:
«Altra cosa è approfittarne per concludere con la chiusura ‘sine die’ l’opera di depauperamento di servizi, attrezzature, personale che va avanti da tempo. Un ospedale come quello di Teramo non può essere privo di un reparto di oncologia e la decisione di chiuderlo contrasterebbe con lo stesso atto aziendale». Saia e Acerbo fanno riferimento anche alla petizione che sul web sta raccogliendo adesioni, dove si sottolinea che il oncologia ha bisogno di personale medico e infermieristico (che non è stato negli ultimi anni reintegrato), di attrezzature adeguate e nuovi strumenti diagnostici, di un maggior numero di posti letto nella degenza e di camere singole per i malati terminali. I consiglieri invocano l’intervento del presidente della Regione: «Considerata la delicatezza della questione auspichiamo che il Presidente Chiodi intervenga prontamente senza aspettare di rispondere alla nostra interrogazione».

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