Le primarie consegnano al ballottaggio un Pd teramano diviso a metà

I risultati definitivi delle primarie

TERAMO – I risultati delle primarie in provincia, e la vittoria tirata per i capelli di Bersani a Teramo, hanno scatenato qualche sussulto all’interno del Pd che ufficialmente si astiene dal parlare di "resa dei conti", e brinda alla partecipazione delle primarie, ma nelle segrete stanze aspetta il ballottagio come spartiacque. Non è piaciuto a molti che Manola Di Pasquale abbia letto nei risultati un fallimento della classe dirigente teramana, e non è piaciuto l’ammiccamento del presidente del Pd a Renzi. «Il risultato – ha detto la Di Pasquale – è il segnale che qualcosa sul territorio va rettificato, che il popolo di centro-sinistra vuole un altro taglio e molti devono andare a casa». E le previsioni per il ballottaggio? «Non sono certa del risultato, come Pd ci siamo sempre presentati come partito riformatore che poteva tenere insieme l’anima liberale e quella socialdemocratica. Con la coppia Bersani-Vendola temo si possa perdere l’elemento riformatore che invece Renzi incarna megiio». Respinge la bocciatura il capogruppo del Pd Giovanni Cavallari che stempera: "Innanzi tutto le primarie non sono nè un congresso , nè elezioni, per cui l’unica cosa che emerge è la grande voglia di partecipare degli elettori in un momento di anti-politica, oltre al fatto che il Pdl inizia a fare acqua da tutte le parti. Ci aspettavamo l’oscillazione e il ballottaggio, e il risultato di Renzi a Teramo non va disconosciuto – ha proseguito Cavallari – ma non sono d’accordo nella lettura del fallimento della classe dirigente teramana di cui Manola Di Pasquale fa parte. C’è la richiesta di un cambiamento e il partito saprà intercettare questa richiesta». Qualche tirata di orecchie fa invece l’onorevole Tommaso Ginoble ai sindaci pro-Bersani. «In provincia di Teramo ci sono stati tanti sindaci che si sono spesi per Renzi. A mio giudizio – ha detto Ginoble – molti sindaci schierati a sostegno del segretario hanno sottovalutato l’importanza e l’impegno delle primarie. Certamente però va rilevato che sulla costa ha inciso sul risultato anche il fatto che molti elettori di centro-destra “senza vergona” si siano recati a votare per Renzi». Galvanizzato invece dal successo di Nichi Vendola a Teramo è il coordinatore dei comitati provinciali pro-Vendola, Vincenzo Cipolletti. «Speravamo che a livello nazionale Vendola si attestasse intorno al 20-25%, ma di certo non ci saremmo aspettati l’exploit del 23,5% ottenuto a Teramo. Un gradimento che ci spinge ad andare avanti e a proporre con convizione una nostra candidatura a sindaco di Teramo nell’ambito delle primarie. Intanto significativi sono anche i dati definitivi della provincia dove a votare sono stati 17741 cittadini: il 41,1% dei cittadini ha scelto Bersani, il 39,4% Renzi, il 16,4% Vendola, l’1,9% Puppato e l’1,3% Tabacci, (in Italia lo scarto percentuale tra i due in ballottaggio sfiora i 10 punti). Uno scarto meno robusto in provincia che si riflette anche nei comuni più grandi come Roseto (Bersani 595 voti, Renzi 480) dove però si è imposto Vendola con 542 voti, e Giulianova (Bersani 898, Renzi 690). Specchio di orientamenti diversi anche Campli, dove la presenza del vicesegretario del Pd, Sandro Mariani, ha permesso a Bersani (con 562voti ) di surclassare Renzi (81 voti). Rivincita per Renzi a Pineto, appoggiato dal primo cittadino Luciano Monticelli, dove il “rottamatore” ha ottenuto 832 voti  contro i 336 espressi a favore del segretario.

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