«Pensiamo a chi resta, non a chi lascia il Pdl»

TERAMO – «E’ paradossale che in un partito che potrebbe perdere i pezzi, e perde i pezzi, ci si preoccupa più di chi resta che di chi va via…». L’assessore Paolo Gatti la butta subito sull’ironico, nel replicare al senatore Paolo Tancredi che gli chiedeva di scegliere cosa fare all’interno del Pdl, nell’intervista a emmelle.it. «Io continuo a lavorare con la gente, mi interessa poco parlare di politica e di poltrone, di candidature e schieramenti – ha detto Gatti -. Le elezioni sono un imprevisto: e con questa legge elettorale che "nomina" non mi ci ritrovo, io voglio essere sempre "eletto" dal popolo. Ha fatto polemica la mia frase sul Pdl? Io alla domanda se il Pdl fosse morto ho risposto che c’è qualcuno che sostiene che non sia mai nato…».
Dunque, parlare di destini, di progetti, di spezzettamenti nel centrodestra è ancora prematuro? «Io credo di sì. Io spero che si possa consolidare o ricreare quell’area moderata e liberale, quella sì di centrodestra, di un centrodestra più serio. Cambiando anche il modo di parlare e di pensare, perchè sentire le frasi tipo "ricollocamento personale" mi fa pensare a qualcosa di vecchio della politica che non muore mai. E’ più importante invece ripartire, e ripartire dalle cose buone che sono state fatte, dalle buone idee e correggendo gli errori».
Tipo? «Invece di stare a fantasticare passaggi e abbandoni, pensiamo a cosa si deve fare in provincia di Teramo, sul territorio. Pensiamo a come migliorare il Ruzzo, la Asl, il mondo del lavoro, quelle cose cioè che intreressano alla gente, quella gente che ci ha dato il mandato per farlo»
Ma questo lo puo fare il Pdl di adesso? «C’è un momento di confusione che è figlio della confusione che c’è a livello nazionale. La maggior parte della gente che non si vorrà riconoscere nella politica di Bersani e Vendola, credo stia in attesa di una proposta politica serie, decisa e alternativa. E di una politica con facce nuove: seriamente, non possiamo pensare di riproporre facce che non sono più spendibili. Dobbiamo prendere atto che il sistema di governo complessivamente ha fallito, altrimenti non ci sarebbero Monti e i suoi ministri».
Gatti ha una sua ricetta? «A livello regionale abbiamo giocato e vinto la sfida di far tornare l’Abruzzo una regione "normale" e credo che essere riusciti ad abbassare un deficit da 4 miliardi di euro non sia cosa da poco, addirittura al punto che il modello della giunta Chiodi venga preso ad esempio, e che costituisca rampa di lancio per affrontare un vero, concreto discorso sulla diminuzione della tassazione ai cittadini. Ripartiamo da questo e da un discorso di politica nazionale seria. Diamo una risposta alla questione, seria, importante che abbiamo posto sul tavolo nell’ultimo coordinamento provinciale: negli Enti, nelle partecipate, nelle Spa non bisogna dare incarichi a chi ha conti aperti con la giustizia o condanne penali. E’ qui che bisogna rispondere concretamente, non attraverso le ipotesi di cambi di casacca, ricollocamenti o questioni che non interessano ai cittadini».
Ma secondo lei, Morra ha fatto bene a lasciare il Pdl? «Certo che ha fatto bene… E’ la sua storia, sono le sue radici, si crea uno spazio suo, trova una dimensione. A me sembra in ogni caso, anche a sentire dalle parole di Tancredi, un passaggio concordato…».
Secondo le teorie berlusconiane di mettere le persone giuste e fidate nei posti chiave dei partiti della coalizione? «Che mi dà l’idea di uno ‘spezzatino’, secondo una strategia che manderà ancora più in confusione il nostro popolo moderato… che resterà a casa e non andrà a votare…».

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