Bancomat clonati, la Polizia postale teramana arresta 55 persone

TERAMO – La Polizia postale del compartimento di Teramo in collaborazione con altri distretti delle forze dell’ordine, coordinate dalla procura distrettuale antimafia dell’Aquila, ha sgominato, dopo mesi di indagini, una organizzazione criminale con base in Bulgaria, che negli ultimi due anni era riuscita a clonare migliaia di carte di credito e bancomat, attraverso i codici di utilizzo carpiti con sofisticate apprecchiature tecnologiche. L’operazione, denominata "Cloning Connection" ha portato in carcere 55 persone e ha permesso di accertare un ammontare complessivo di 36 milioni di euro di danni a cittadini di diversi Paesi europei. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state firmate dal gip Romano Gargarella, su richiesta del sostituto procuratore David Mancini: 38 sono state eseguite in Bulgaria, una in Olanda in regime di mandato di arresto europeo, le restanti 16 sono state invece notificate in diverse località italiane a cittadini italiani e di nazionalità bulgara e romena. La contestazione di reato per tutti è di associazione a delinquere finalizzata alla consumazione di frodi informatiche, alla clonazione e all’indebito utilizzo di carte di pagamento.

Un pool interforze ha indagato per mesi
. L’attività di indagine è stata condotta da un pool interforze di Polizia di Stato e Carabinieri (Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, Compartimento di Polizia Postale di Pescara,  Sezione di Polizia Postale di Teramo, Squadra Mobile della Questura di Teramo, supportata dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria di Roma e Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Ostia): Per i profili di cooperazione internazionale, ci si è avvalsi sia del prezioso contributo dell’European Computer Crime Centre (EC3) di Europol, che ha favorito lo scambio informativo tra gli organismi di polizia dei Paesi coinvolti nell’indagine e nell’operazione, sia della determinante collaborazione delle competenti Autorità giudiziaria e di polizia della Repubblica di Bulgaria. L’indagine era avviata dal 2010.

La denuncia pertita da Teramo. L’indagine aveva preso spunto da una serie di segnalazioni relative a sistematiche manomissioni di sportelli bancomat di agenzie di diversi Istituti di credito in provincia di Teramo e Roma. Gli accertamenti e i servizi tecnico-investigativi, all’epoca eseguiti dalla Sezione di Polizia Postale e dalla Squadra Mobile di Teramo, avevano portato a individuare un organizzazione più ampia e si connetteva ad altra indagine avviata dai carabinieri sul litorale laziale. Il modello partiva dalla Bulgaria e in Italia aveva affiliazioni con cittadini italiani e rumeni, estremamente mobili sul territorio di diversi Paesi del mondo: 49 persone della stessa organizzazione erano state già arrestate, sorprese sul territorio italiano nella flagranza dei reati di manomissione degli sportelli bancomat.

Tecnologia avanzata. L’organizzazione criminale faceva ricorso ad un assetto organizzativo molto articolato, supportato da procedure e tecnologie sofisticate e innovative. In particolare, è stato accertato che il vertice operativo del gruppo criminale aveva sede nella città di Plovdiv (Bulgaria), dalla quale venivano pianificate le cattura dei codici delle carte di pagamento elettronico, in tutte le regioni italiane, in Germania, Regno Unito, Spagna, Polonia, Olanda e Svizzera. La scelta dei Paesi nei quali procedere alla cattura dei codici delle carte di pagamento non era casuale: il vertice dell’organizzazione valutava con estrema attenzione anche l’entità delle sanzioni previste dalle norme di diritto penale dei vari Paesi in relazione ai reati commessi, prima di decidere in quale area geografica operare. Si erano organizzati in cellule operative, individuando di volta in volta dei capi-cellula, ognuno dei quali aveva infatti il compito, nei limiti del territorio di competenza, di coordinare diverse decine di soggetti che eseguivano le manomissioni degli sportelli bancomat e di mantenere i rapporti con il vertice dell’organizzazione in Bulgaria, attraverso l’utilizzo di sistemi di comunicazione elettronica protetti da cifratura, tra i quali Skype. Un call-center era addirittura a disposizione per la soluzione di problemi di carattere tecnico.

Skimmer quasi perfetti. Gli skimmer, ovvero quelle apparecchiature utilizzate per carpire i codici elettronici, erano quasi perfetti. La loro produzione in serie veniva avviata soltanto dopo una approfondita analisi “merceologica” (in termini di tipologia, consistenza e colore dei materiali da utilizzare, collanti e batterie di alimentazione più adeguate; talvolta, l’analisi in argomento veniva effettuata sugli apparati originali, reperiti tramite furti su commissione), erano in grado non solo di carpire i codici delle carte bancomat inserite dagli ignari titolari all’interno degli sportelli bancari, ma anche di creare dei file cifrati (per proteggere  i codici contenuti al loro interno), e di trasmetterli per via telematica ai vertici dell’organizzazione in Bulgaria. I filevenivano così archiviati e gestiti per la trasmissione alle “cellule” incaricate di effettuare i prelievi di denaro presso altri sportelli bancomat utilizzando le carte clonate. I soldivenivano spesi in Perù e a Santo Domingo. I proventi illecitamente acquisiti, infine, venivano trasferiti in contanti in Bulgaria,  attraverso voli intercontinentali che generalmente facevano scalo in Olanda e riciclati avvalendosi di società con sede a Sofia.

Una frode da 50mila euro al giorno. Le indagini hanno permesso di quantificare in circa 50.000 euro al giorno la somma di denaro che il gruppo criminale riusciva ad incassare. Complessivamente, nei due anni di attività, il medesimo gruppo si è quindi illecitamente impossessato di circa 36 milioni di euro. Soldi che servivano anche per finanziare ai "capi-cellula” viaggi in località turistiche, soggiorni in hotel di lusso ed eventi mondani di vario genere, quasi si trattasse di “convention aziendali”.

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