I legali di Parolisi: «Sentenza ingiusta di un giudice creativo»

TERAMO – «E’ una sentenza ingiusta, in cui c’è il sospetto che il giudice Tommolini abbia piegato il dato processuale a una sua preconvinzione». Hanno rotto il silenzio stampa gli avvocati Salvatore Parolisi, il caporalmaggiore dell’Esercito condannato all’ergastolo perchè ritenuto l’assassino della moglie Melania Rea, morta nel boschetto di Ripe di Civitella del Tronto nell’aprile del 2011. Valter Biscotti e Nicodemo Gentile hanno intrattenuto i giornalisti in una conferenza stampa a Teramo in cui hanno annunciato il ricorso in appello e espresso forti critiche nei confronti del gup Marina Tommolini, le cui motivazioni delle sentenza di condanna al carcere a vita sono state depositate nei giorni scorsi. «Chiederemo un processo pubblico – hanno detto Biscotti e Gentile -. La battaglia è ancora lunga, ringraziamo il gup per aver riconosciuto molti degli elementi portati dalla difesa ma la condanna è spropositata di fronte a un deserto probatorio come quello evidenziato dal processo». I due legali riportano anche le dichiarazioni di amarezza dello stesso Parolis che pensava alla vigilia del processo di «esser processato da un giudice non da uno psicologo…». La difesa di Parolis ritiene di aver vinto sul piano della prova scientifica, ma che è difficile imbastire una strategia difensiva dinanzi alla «reinterpretazione dei dati processuali ancorchè dimostrati e smontati dai difensori». Secondo Biscotti e Gentile, Parolisi andava assolto in presenza dei tanti dubbi che lo stesso gup Tommolini evidenzia nelle motivazioni: «Andate a contare quanti avverbi di dubbio, tra forse, probabilmente, verosimilmente o anche i potrebbe ha usato in motivazioni – dicono i due avvocati -: il gup ha condannato con il dubbio ma in genere con il dubbio si assolve… Siamo di fronte a una giurisprudenza creativa, ad atteggiamento di fantasia, a ricostruzioni sganciate dalla realtà processuale, a un teorema privato del giudice». Ma l’affondo più importante Biscotti e Gentile lo fanno quando parlando del «coraggio che il gup ha avuto» a sottolineare pesanti e gravi lacune sia delle indagini che della procedura: «Quando afferma che alcuni elementi sono stati nascosti beh, ci preoccupiamo perchè se il gup sa deve parlare. Noi da tempi diciamo che molte cose non ci sono più in questo processo, come il contenuto gastrico, come un capello di 22 centimetri che era sul cadavere, il fascicolo aperto per omicidio nei confronti dei macedoni di cui siamo venuti a conoscenza soltanto nel maggio 2012…». Ci saremmo aspettati, hanno aggiunto i difensori, che il giudice dopo aver accolto le tesi difensive e superato quelle dell’accusa, «spiegasse meglio perchè non c’è un orario della morte, perchè non ha preso in esame i risultati e gli errori dei Ris, perchè ha disatteso i pareri dei suoi consulenti: stiamo parlando in fin dei conti di una condanna all’ergastolo, la sentenza più dura nei confronti di una persona, che oltre all’ergastolo ha perso il suo lavoro di militare, dovrà scontare due anni di libertà vigilata dopo l’espiazione della pena, ha perduto la patria potestà…». E proprio su questo aspetto l’avvocato Federica Benguardato, che affianca i due legali nella difesa di Parolisi, ha sottolineato come sarà parimenti forte e decisa la difesa di Parolisi nel recuperare il diritto a incontrale la figlia: è stata illustrata una relazione di uno psicologo incaricato dal giudice tutelare, prima della condanna di Parolisi, in cui si sottolinea come la bambina soffra del distacco da padre e di come abbia bisogno nella sua crescita della presenza del genitore.

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