Rifondazione e Anpi Pescara: «Sentenza abnorme e fascista»

TERAMO – «Le condanne a 6 anni ai manifestanti del 15 ottobre dimostrano con ogni evidenza come in Italia abbiamo un sistema che prevede pene severissime per il reato di ‘devastazione e saccheggio’, un reato politico in quanto eredità del codice penale fascista, il così detto Codice Rocco, e pene molto più lievi per corruttori ed evasori, che danneggiano certamente più di una manifestazione la democrazia e la collettività». E’ la lettura che il segretario nazionale di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, il responsabile Giustizia, Giovanni Russo Spena e il segretario provinciale dello stesso partito, Marco Palermo, fanno della decisione del gup di Roma di condannare i cinque giovani teramani accusati dell’assalto al blindato dei carabinieri nel corso della "Giornata dell’indignazione", lo scorso 15 ottobre a Roma. Anche il Comitato provinciale dell’Associazione nazionale partigiani (Anpi) di Pescara è intervenuta con una nota in cui definisce «abnorme la pesantezza della pena inflitta, soprattutto se rapportata alla mitezza di pene comminate o, ancora di più, alla mancata esecuzione delle pene per altre tipologie di reati». Anche in questo caso è forte il riferimento critico a «uno dei lasciti del ‘codice Rocco’, una delle eredità del regime fascista che vorremmo venisse superata nell’Italia Democratica, Costituzionale e Repubblicana».

Ma l’Anpi di Teramo di dissocia dai ‘colleghi’ pescaresi. Chi non è d’accordo invece, soprattutto con la presa di posizione del Comitato provinciale di Pescara, è la sezione teramana dell’Associazione partigiani d’Italia. Il presidente, Antonio Franchi e il segretario Mirko De Berardinis, in una nta congiunta prendono «le distanze dalla nota scritta dall’Anpi di Pescara, trattandosi di una vicenda giudiziaria totalmente estranea alla nostra Associazione e sulla quale pertanto non entriamo, così come confermato dalla Segreteria Nazionale dell’ANPI, informata sull’avvenuto».

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