Rosci dai domiciliari: «Giustizia e sistema fanno schifo»

TERAMO – «Ieri ho visto la vera faccia della giustizia italiana, quella manipolata dai poteri forti dello stato, quella che si potrebbe tranquillamente definire sommaria». Così in una lettera, da casa dove sta scontando la carcerazione preventiva ai domiciliari, Davide Rosci, uno dei 5 teramani condannati ieri a 6 anni di reclusione per gli scontri di Roma in piazza San Giovanni del 2011: «Quando sono stato arrestato il 20 aprile scorso, dissi che ero sereno; ciò che mi portava ad esserlo era la fiducia che riponevo nella giustizia. Mi sbagliavo – continua Rosci -. Il 33enne teramano conferma di aver iniziato lo sciopero della fame e afferma di voler «percorrere la via più estrema per far sì che nessun altro subisca quello che ho dovuto subire io e pertanto così come fece Antonio
Gramsci, durante la prigionia fascista, anche io resisterò fino allo stremo per chiedere l’abolizione della legge di devastazione e saccheggio, la revisione del codice Rocco e che questo sistema repressivo venga arginato». Rosci scrive che si tratta di una «giustizia che mi condanna a pene pesantissime solo per esser stato fotografato nei pressi dei luoghi dove avvenivano gli scontri. Avete capito bene – puntualizza – ieri sono stato punito non perchè immortalato nel compiere atti di violenza o per aver fatto qualcosa vietato dalla legge, ma per il semplice fatto che io fossi presente vicino al blindato che prende fuoco. Non tiro una pietra, non rompo nulla, non mi scaglio contro niente di niente – prosegue – Mi limito a guardare il mezzo in fiamme in alcune scene, e in un’altre ridere di spalle al suddetto. Tali "pericolosi" atteggiamenti, mi hanno dapprima fatto guadagnare gli arresti domiciliari (8 mesi) ed ora anche una condanna (6 anni) che definirla sproporzionata sarebbe un eufemismo». E allora, insiste Rosci, «permettetemi di dire che la giustizia fa schifo, così come fa schifo questo "sistema" che, a distanza di anni e anni, dopo una lotta di Liberazione, concede ancora la possibilità ai giudici di condannare gente utilizzando leggi fasciste. Si, devastazione e saccheggio è una legge di matrice fascista introdotta dal codice Rocco nel 1930, che viene sempre più spesso riesumata per punire dissidenti e oppositori politici solo perchè ritenuti scomodi e quindi da annientare».

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