Elezioni, Casini punta sull'Abruzzo

TERAMO – Il leader dell’Udc Ferdinando Casini conta sull’Abruzzo e sul fermento dei partito in provincia di Teramo per le prossime elezioni politiche e offre in cambio la sua ragione per votare Udc: "Oggi non siamo più soli, ma offrendo il nostro sostegno a Monti siamo stati il lievito che ha creato il movimento che ha rotto il bipolarismo in Italia". Sono queste le parole con cui l’ex presidente della Camera ha chiamato Teramo e l’Abruzzo a sostenere il partito nel corso di un incontro alla sala San Carlo, gremita di simpatizzanti e amministratori locali per la presentazione dei candidati alla Camera e al Senato. "Senza l’Udc non ci sarebbe Monti – ma soprattutto senza l’Udc saremmo ancora dietro a Berlusconi e Bersani che hanno rovinato questo Paese. Oggi Monti è diventato responsabile di tutto quello che non va nel Paese, ma chi gli ha lasciato l’Italia gliel’ha lasciata nelle condizioni della Grecia. Si dice che Monti prende gli ordini dalla Merkel: la differenza tra il rapporto di Monti con la Merkel e quello con Berlusconi è che Berlusconi faceva le corna, Monti sta duramente contrattando il bilancio comunitario perchè l’Italia, che ne è sempre stata penalizzata, esca finalmente in grado di difendere i propri interessi». Casini ha anche affrontato il tema della leadership del centro politico italiano: «Qualcuno mi dice: ‘a voi non dispiace di stare in seconda fila dietro a Monti, in fondo Casini e l’Udc erano il riferimento del centro in Italia’. Non solo non ci dispiace, ma siamo fieri e onorati. Senza l’Udc non si sarebbe salvato il Paese e staremmo ancora dietro a Berlusconi e alla sinistra che quando hanno governato hanno fatto soltanto danni. Io sono ben contento di fare il secondo a una personalità che tutta l’Europa ci invidia. Noi dell’Udc facciamo questo tipo di battaglia politica perchè siamo convinti che oggi c’è bisogno di radicare una forza politica in grado di non essere passeggera ma di dare riferimenti veri agli elettori, soprattutto a regioni come l’Abruzzo". Casini ha ricordato l’impegno del partito contro il federalismo "pasticciato" che ha messo contro le province egoiste del Nord a quelle del Sud, e contro i "furbetti delle quote latte" sostenuti da Pdl e Lega "che ci sono costati più del gettito Imu". Casini si aspetta tanto "dall’Abruzzo democristiano" in virtù delle "forti" candidature al Senato di Nicolettà Verì e alla Camera di Paola Binetti seguita dall’aquilano Giorgio De Matteis e dal teramano Giuseppe Cipolloni. Candidature su cui ha avuto modo di esprimere il suo disappunto il coordinatore provinciale dell’Udc, Alfonso Di Sabatino Martina, che nel suo discorso ha presentato al leader il malcontento di parte della dirigenza abruzzese per "le scelte romane" e l’assenza in lista del presidente "amico" della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio. Di Sabatino, che ha ricordato anche la figura del comune amico Lino Silvino, ha fatto appello a Casini affinchè si faccia garante di equilibrio in futuro e perchè l’Udc sia un partito più inclusivo di quanto non lo sia stato fino ad oggi. Di Sabatino ha poi fatto appello al bisogno di etica, di sostanza e di politica nonostante soffi il vento dell’antipolitica di cui il coordinatore si dichiara certo, "è destinato a spegnersi". "Serve uno scatto d’orgoglio che anteponga gli interessi della collettività ai singoli – ha dichiarato di Sabatino – l’auspicio è quello di una nuova vitalitá del partito e i dirigenti e le persone che sono qui oggi testimoniano che questo è possibile e credono fortemente che per l’Italia ci sia un domani. L’Udc ha voglia di impegno, di attenzione e di prudenza, ma soprattutto ha voglia di restituire supremazia e dignità al concetto di persona". Cosa teme Casini più dal Pdl o dalla sinistra?: «Quando si deve votare e quando un candidato è davanti alla gente – ha concluso il leader Udc davanti ai gornalisti – l’unica cosa che deve temere è di non essere chiaro e di non essere capito dalla gente; per il resto ognuno fa il suo gioco, Bersani o Berlusconi che sia».

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