Unità di cure primarie: "Unica soluzione per decongestionare gli ospedali"

TERAMO – “Le unità di cure primarie sono l’unica risposta possibile alle esigenze di salute del territorio e di decongestione degli ospedali”. A prendere posizione in tal senso è la Federazione italiana dei medici di famiglia (Fimmg) di Teramo in risposta alle perplessita sollevate dalla Cgil che ha definito tali unità “scatole vuote che impoveriscono gli ospedali”.La pensano diversamente i medici di famiglia secondo cui solo attraverso queste unità di cure sarà possibile trasferire sul territorio alcuni servizi, a partire dalla diagnostica di primo livello, liberando così i pronto soccorso e abbattendo in maniera significativa le liste d’attesa. “Una volta a regime, le Unità di cure primarie assicureranno il monitoraggio clinico e la gestione di tutte le patologie croniche – che rappresentano oltre il 75% delle attività di medicina sul territorio e che sono la causa principale di ricoveri inappropriati e ripetuti – conseguendo il non trascurabile obiettivo di restituire finalmente agli ospedali la funzione di alta specializzazione per le malattie acute.” Circa le prestazioni ecografiche, la Fimmg Teramo ricorda che esse, in quanto prestazioni di primo livello, non possono più rimanere solo all’interno dell’ospedale ma dovrebbero essere integrate all’interno degli studi dei medici di famiglia. La Fimmg coglie l’occasione per lamentare che si continua da parte della Regione nella politica dei tagli lineari senza alcuna programmazione e che “ormai da cinque anni gli abruzzesi non hanno un piano sanitario”. “Si tagliano gli stipendi del personale ospedaliero e quelli dei medici del territorio i quali, continuando di questo passo, dovranno chiudere molti ambulatori e licenziare il personale”. In ultimo una precisazione sulla mobilità passiva: “la causa – dice Ercole Core, segretario della Federazione – non è certo imputabile ai medici che operano nel territorio della Val Vibrata ma solo ed esclusivamente all’abbandono in cui per anni sono stati lasciati quel territorio e quell’ospedale”.

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