Brucchi: "Il fenomeno Grillo va rispettato". Di Dalmazio: "Fallisce il progetto di Monti"

TERAMO – Su un punto i commenti politici sono unanimi, e cioè che ha vinto la protesta e con essa il sui simboli, l’astensionismo e il Movimento 5 Stelle con i quali adesso le coalizioni sono chiamate a fare i conti. Ne è consapevole il sindaco Maurizio Brucchi commentando il risultato di Grillo: "E’ un dato di cui bisogna tener conto e che dobbiamo rispettare, ma sopprattuto che va capito. Per questo dobbiamo rimboccarci subito le maniche e lavorare per intercettare e dare risposte ai motivi di insoddisfazione dei cittadini. Mi conforta che a Teramo città, al Senato la coalizione di centrodestra tiene, segno che abbiamo lavorato bene e che c’è compattezza. Il Pd è la terza forza dopo Grillo, forse andrebbe fatta una riflessione sulle candidature".L’affermazione di Grillo è stata riconosciuta anche da candidato al Senato del Pd, Renzo Di Sabatino, secondo cui il Movimento ha drenato voti al centrosinistra. "Grillo ha intercettato gli indecisi e i nostri elettori che tradizionalmente sono più critici. Un successo che ha avuto il suo apice in provincia di Teramo proprio perchè la nostra è la provncia è quella che economicamente ha sofferto di più". Diversa la considerazione dell’assessore regionale del Pdl Mauro Di Dalmazio che legge nella protesta una volontà precisa degli elettori a non consegnare il Paese nelle mani di Bersani. Un’osservazione infine sul risultato di Monti. "Il premier uscente si proponeva di scardinare il bipolarismo. E’ evidente che i cittadini hanno bocciato questa impostazione e che il progetto Monti ha fallito".  E’ pronto al dialogo con il Movimento 5 Stelle il deputato uscente e candidato alla Camera Tommaso Ginoble (PD), che guarda al futuro: ("Su alcuni punti personalmente sono assolutamente d’accordo con loro"). E’ un dialogo che Ginoble ritiene indispensabile per il bene del Paese, che definisce "Un po’ piagnone e un po’ conservatore" e "al 50% di destra, al 40 di sinistra con un blocco di centro del 10%". Ma la domanda che Ginoble, preoccupato, si pone è:"Siamo certi che non ci troveremo a votare tra 4 o 5 mesi"?

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