Costi anzianità dirigenti Regione: giudice teramano solleva dubbi di costituzionalità

TERAMO – Il giudice del lavoro del tribunale di Teramo, Giuseppe Marcheggiani, in una ordinanza emessa a seguito di un ricorso di un dipendente della Regione Abruzzo che rivendica il pagamento da parte della retribuzione individuale di anzianità (Ria), ha sollevato dubbi di legittimità costituzionale della norma. Se confermati dalla Suprema Corte, potrebbero portare alla cessazione della causa "monstre" da circa 20 milioni di euro, che manderebbe in default l’ente. Il magistrato, nella sua decisione, ha richiamato una sentenza della Corte costituzionale con la quale si stabilisce che "il trattamento economico principale dei dipendenti pubblici attiene, in concorso con i contratti collettivi nazionali di lavoro, alla disciplina esclusiva dello Stato, per rispondere a esigenze di uniformità in ambito nazionale" e ha stabilito di promuovere "un giudizio di legittimità costituzionale". Uno sviluppo molto sorprendente per i ricorrenti, che potrebbero vedersi recapitare un’inattesa richiesta di restituzione degli assegni incassati. Le prime 35 sentenze già eseguite hanno comportato un esborso di 1.171.000.000 euro, ma la parte più ingente del contenzioso deve ancora arrivare e la stima parla di poco meno di 16 milioni di euro necessari per fare fronte alle richieste presentate ai giudici del lavoro più gli oneri riflessi a carico del datore di lavoro, pari a 5,6 milioni. In tutto sono 1.111 i tentativi di conciliazione esperiti, cui hanno fatto seguito 801 ricorsi: 706 dal personale di categoria e 95 dai dirigenti. Per fronteggiare la situazione, la Regione ha istituito un tavolo tecnico per proporre una transazione ai sindacati riconoscendo una riduzione della Ria al 30% o al 50%. Il contenzioso coinvolge oltre mille dipendenti della Regione.

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