Acqua, indebitamento alle stelle dei gestori. Si rischia la paralisi

TERAMO – "L’ERSI, l’Ente Regionale per il Servizio Idrico Integrato, nasce con 25 milioni di euro di debiti non suoi, a causa della grave situazione finanziaria che eredita. Non è possibile non definire una strategia per salvaguardare il patrimonio di esperienze e di competenze delle Società in house in Abruzzo". Ad affermarlo è il Commissario Unico per la Gestione Commissariale del Sistema Idrico Integrato, Pierluigi Caputi, incaricato dello start-up del nuovo ente regionale che dovrebbe essere concretamente istituito entro maggio. All’ERSI, come è noto, sono state attribuite dalla Regione tutte le competenze che erano in capo agli ex ATO (Enti d’Ambito Ottimali), che vantano attualmente crediti nei confronti dei sei soggetti gestori del Servizio Idrico Integrato per un ammontare complessivo di 25 milioni di euro. La questione è esplosa perché con la conclusione dei lavori dei commissari liquidatori degli ATO e con una delibera della Giunta regionale, si ha ormai certezza della gravità dei rischi cui è esposto il settore. Le sollecitazioni ai Soggetti Gestori di attenersi alle disposizioni di controllo degli ATO soprattutto sui bilanci non hanno trovato in molti casi riscontro: i bilanci continuano ad essere approvati anche in costanza di parere negativo dell’Ente di controllo, pur presentando vistosi elementi di perplessità.

Ecco le criticità rilevate o lo Status Quo
Le relazioni rimesse a fine 2012 non lasciano dubbi sulla gravità della situazione: gli ATO sono in una situazione di gravissima impossibilità a portare avanti le attività di competenza a causa dei mancati rimborsi e pagamenti da parte dei Soggetti Gestori. La possibilità di trovare soluzioni occasionali ad un problema strutturale non è più possibile. La situazione è divenuta oramai insostenibile. Come è noto, infatti, il Servizio Idrico Integrato in Abruzzo è gestito da sei Società a totale partecipazione pubblica (Gran Sasso Acqua Spa, CAM Spa, SACA Spa, ACA Spa, Ruzzo Reti Spa, SASI Spa). Le società, che presentano situazioni gestionali molto diverse, sono accomunate per lo più da una serie di fattori negativi, come si evince dalle criticità rilevate nei Bilanci 2011, che risultano essere poco trasparenti ed affidabili, a causa di una situazione debitoria significativa, con rilevanti problemi di liquidità, e crediti a bilancio di cui si ha più di un dubbio sulla reale esigibilità. Dai dati complessivi dei bilanci delle sei Società di Gestione (Bilanci 2011) emerge: Debiti Totali: oltre 300 milioni di euro; Crediti Totali: oltre 200 milioni di euro; Ricavi Totali: oltre 145 milioni di euro. Nei bilanci sono impropriamente patrimonializzate le reti-beni demaniali per oltre 300 milioni di euro, ma come è evidente sono inutilizzabili come garanzia per i terzi. I problemi riguardano i crediti delle Società di Gestione, i debiti iscritti in bilancio, gli investimenti in opere sul territorio. Tra le situazioni debitorie più compromesse vanno segnalati i casi gravi della Cam Spa, che ha accumulato debiti per 51 milioni di euro (su ricavi di produzione di 19 milioni); della Ruzzo Spa, con 65 milioni di euro (su ricavi produzione di 36 milioni); e dell’Aca Spa con 92 milioni di euro (su ricavi produzione di 43 milioni). La situazione economica compromessa rende a rischio la conclusione degli interventi degli Accordi di programma quadro sulle Idriche – 2003/2005 e la possibilità di accedere a nuove fonti di finanziamento pubblico (FAS), del valore di circa 75 milioni di euro. Se ciò accadesse sarebbero vanificati interventi che sono invece indispensabili per il servizio idrico regionale.

Il Pd paventa il rischio dell’ingresso dei privati
La situazione rappresentata ha messo in allarme i consiglieri regionali d’opposione del pd che al riguardo hanno dichiarato: “I nostri timori erano fondati -dicono Ruffini, D’Amico e Di Pangrazio – il sistema acqua regionale rischia il collasso a discapito dei cittadini abruzzesi. Chiediamo al Presidente Ricciuti di convocare subito una seduta straordinaria della II commissione per l’audizione dell’Assessore regionale Di Paolo, del Commissario Unico Straordinario per la gestione del Servizio Idrico Integrato, nonché quella di tutti i Presidenti dei sei Enti Gestori.” Una richiesta questa, già avanzata 20 giorni fa dai consiglieri del Pd e che finora non ha ottenuto un riscontro. “Siamo disponibili ad aprire un confronto con l’assessore regionale Di Paolo, con il Commissario e gli Enti gestori- aggiungono i consiglieri del Pd – ma la nostra posizione resta ferma: serve subito un Piano Strategico per evitare l’ipotesi dell’ingresso dei privati e vogliamo garanzie sulla gestione pubblica dell’acqua. I debiti da ripianare non possono essere scaricati sui cittadini per questo esprimiamo sin da subito la nostra contrarietà all’aumento indiscriminato delle tariffe.” “Noi vogliamo affrontare l’emergenza tenendo fede a due principi: gestione pubblica e nessun aumento delle tariffe per i cittadini.” Il Pd ricorda inoltre che aveva sostenuto l’ATO unico regionale soprattutto per economizzare la gestione pubblica dell’acqua. Una posizione che è stata poi confermata con il referendum” . “Se ci sono dei ritardi – conclude Ruffini – nell’attuazione della legge sul servizio Idrico questi sono da attribuire al centro-destra: forse covano il desiderio dell’ingresso dei privati che arriverebbero come i salvatori della patria in un momento di emergenza?” .

Acerbo (Prc): "Hanno scoperto l’acqua calda. Pd principale autore del disastro"- Secondo il consigliere regionale del Prc Maurizio Acerbo, quanto affermato dal Commissario Caputi non è un anovità. "Per noi si tratta della scoperta dell’acqua calda. Il sistema clientelare-affaristico va azzerato e non è più accettabile lo scaricabarile né lo scontro tra gruppi di potere a spese dei cittadini".Acerbo non è d’accordo con l’idea dei consiglieri regionali del Pd di sentire Caputi in Commissione " piuttosto – afferma farebbero meglio a chiedere ai propri esponenti di dimettersi dai vertici delle società e ai propri sindaci di smetterla di usare le spa pubbliche come proprio strumento clientelare e affaristico. Se l’ACA e il CAM sono le società che stanno peggio è evidente che parliamo di società targate Pd".

Costantini (Idv):"I sindaci hanno rinunciato al controllo seguendo  logiche clientelari" – "Il buco di centinaia di milioni delle gestioni idriche" è "il più grande costo della politica della storia dell’Abruzzo: è tardivo il grido d’allarme del Commissario Caputi sulla gestione del servizio idrico in Abruzzo". Lo afferma in una nota Carlo Costantini, capogruppo Idv in consiglio regionale. "E’ vero, infatti, – prosegue Costantini – che i sindaci (ovviamente non tutti, ma la stragrande maggioranza) sono i principali protagonisti dello sfascio, avendo completamente abdicato dalla loro funzione di controllo, in cambio di contropartite di stampo esclusivamente clientelare. E’ vero anche che, sempre i sindaci, pure di recente, hanno premiato, confermando con votazioni quasi plebiscitarie, gli attuali consigli di amministrazione, a dimostrazione ulteriore di quanto siano ormai compromessi in questo scandalo". Secondo Costantini però anhe il Commissario Caputi, di fronte a questa situazione," avrebbe potuto fare molto di più e non limitarsi a richiamini e reprimende apparsi in molti casi solo un modo per prenderne le distanze e precostituirsi una linea difensiva. Oggi non ci ritroveremo con un buco di centinaia di milioni di euro, che rappresenta in assoluto, per le modalità con le quali si è determinato, il più grande costo della politica della storia dell’Abruzzo".

 

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