Il Comune paga 30 mila euro per colpa di un tombino ostruito

TERAMO – Un tombino ostruito costa al Comune di Teramo circa 30 mila euro. E’ questo l’importo di un debito fuori Bilancio approdato oggi in Consiglio comunale che riguarda la richiesta di risarcimento di un privato, che risale a luglio del 2000, per l’allagamento di un locale commerciale. Il Comune ha aperto un contenzioso con il privato, tentando prima la strada della transazione bonaria, ma, alla fine, è stato condannato a pagare, perché ritenuto colpevole, dal giudice, di mancata manutenzione di tombini e cavitoie: circa 16 mila andranno al cittadino, il resto sono spese legali. La questione ha toccato il classico nervo scoperto, che è quello della responsabilità dei dirigenti comunali. Il consigliere del Pdl Claudio Di Bartolomeo ha abbandonato l’aula in segno di protesta, affermando di aver chiesto più volte di istituire una commissione ad hoc su questo tema. Anche i consiglieri di maggioranza Franco Fracassa (Futuro In) e Roberto Canzio (Lista civica al Centro per Teramo) sono intervenuti polemicamente sul’argomento: Fracassa ha annunciato che il suo gruppo consiliare chiederà una modifica al Regolamento e per chiedere anche la tracciabilità di queste pratiche, con una relazione dettagliata del dirigente del settore per comprendere meglio da dove sono nati questi debiti fuori bilancio. Anche Canzio ha sottolineato che questi debiti, che ricadono sulle tasche dei cittadini, non sono generati dalla politica ma dai tecnici, che dovrebbero quindi prendersi le proprie responsabilità. Stessa opinione anche per il consigliere del Pdl Narcisi, che ha sottolineato di votare la delibera solo per senso di responsabilità. L’assessore Mirella Marchese ha specificato che è stata istituita la transazione, che finora ha permesso di risparmiare circa 300 mila euro. La minoranza ha espresso un voto contrario. Il sindaco Maurizio Brucchi, che si è detto d’accordo sulla Commissione, ha anche “svelato” la presenza di un potenziale (nel senso che si deve ancora attendere la sentenza definitiva) debito fuori bilancio che risale addirittura al 1959 e riguarda un mancato esproprio in piazza Sant’Anna e che da un valore di 50 milioni di vecchie lire è schizzato a ben 1,2 milioni. 

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