Tessile: cinesi i manager, italiani i dipendenti e "in nero" albanesi e indiani

VAL VIBRATA – La nuova imprenditoria in Val Vibrata è cinese: sono loro a mettere sotto contratto operai italiani e a sfruttare in "nero" non più soltanto i connazionali ma anche albanesi e indiani. E’ quanto emerge dall’Operazione "Filorientale", condotta in Val Vibrata nel corso di un mese e mezzo dagli ispettori della Direzione territoriale del Lavoro del nucleo Carabinieri ispettorato del Lavoro, e che ha portato al sequestro di 22 laboratori tessili e di pelletteria, per un valore complessivo di 8,5 milioni di euro. Gli uomini diretti da Fabrizia Sgattoni – che si sono avvalsi della colaborazione del Nucleo operativo del Gruppo carabinieri tutela del lavoro di Npaoli con il tenente Gaetano Restelli e dei militari dei comandi strazione del territorio -, hanno scoperchiato un pentolone di illegalità che traduce in un rapporto di un lavoratore su tre impegnato in nero. L’Operazione Filorientale ha puntato alla verifica della corretta attuazione delle norme sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, nonché l’emersione del lavoro nero e sommerso nei laboratori di confezioni e di pelletterie gestiti da etnie cinesi, presenti soprattutto nella zona della Val Vibrata, dove si lavorano o si confezionano capi commissionati da famose griffe. Dormitori posticci, divisi dagli spazi lavorativi solo da pareti di cartongesso, e anche spazi adibiti a refettori condividono gli spazi lavorativi; i locali di lavoro sono risultati privi di riscaldamento, umidi, fatiscenti e senza alcuna garanzia igienica e di sicurezza. Nei controlli, che hanno impegnato 68 persone altamente specializzate (13 ispettori del lavoro, 15 militari tra Nucleo operativo e nucleo ispettorato lavoro e 40 militari dell’Arma territoriale), sono stati perquisiti 30 laboratori, risultati tutti irregolari, identificati 296 lavoratori extracomunitari, di cui 75 in nero – tra cui 16 clandestini ed un minore -, sequestrati 22 immobili tutti di proprietà di cittadini italiani, elevate 1.379 prescrizioni per violazioni alle normative sulla sicurezza per 7 milioni di euro, sospese 19 attività imprenditoriali e contestate sanzioni amministrative per 333mila euro. Sul fronte dell’evasione contributiva, l’ammontare supera 1,2 milioni di euro e in totale sono stati 30 i cittadni cinesi denunciati a piede libero alla magistratura. Le indagini condotte hanno permesso di accertare che in alcuni casi le lavorazioni sono state svolte per conto di ditte italiane con sedi nella provincia di Teramo e in regioni vicine.

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