Delitto Mazza, in aula riconosciuto il carrello: «E' di Bisceglia»

TERAMO – Processo-bis per il delitto Mazza, seconda udienza, dedicata ai rilievi tecnico scientifici. I protagonisti quest’oggi, dinanzi alla Corte d’Assise di Teramo, sono stati i militari del Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri di Roma, quelli che riuscirono a individuare, nella casa di Romano Bisceglia, quegli elementi che nel capo d’imputazione della procura, costituiscono i capisaldi dell’accusa da ergastolo: le macchie di sangue su uno scarpone di Bisceglia, nel bagno della sua casa e una traccia sull’adesivo rinvenuto sul carrello usato dall’assasino per trasportare i pezzi del cadavere dal luogo del delitto a quello del ritrovamento, in via Franchi. Ed è stato anche sul carrello che si è concentrata l’attenzione della Corte e dell’aula: come accaduto nel primo processo, la cui sentenza all’ergastolo è stata annullata, anche in questo caso c’è stato chi ha collegato l’imputato Bisceglia e quel carrello: un condomino nella sua deposizione dinanzi ai giudici, ha confermato che quello strumento rinvenuto sul ciglio della scarpata era di Romano Bisceglia. «Era suo – ha detto il testimone del pubblico ministero Stefano Giovagnoni -, lo teneva nella parte condominiale dello scantinato e una volta me lo ha anche prestato perchè ne avevo bisogno». Nessuna sorpresa rispetto a quanto sentito nelle udienze del primo processo: domani udienza dedicata ai consulenti di parte, si analizzerà quanto emerso dall’autopsia e dal lavoro dei periti medico legali.

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