Chiodi: «Sulla Tercas strategia di distruzione dal 2006. Ma Di Matteo non poteva agire da solo»

TERAMO – «Dal 2006 un miliardo di euro di crediti è stato erogato fuori regione. Buona parte di questi non
sarebbero recuperabili, ed è come se fossero titoli tossici». Con questo duro atto di accusa il presidente della Giunta regionale, Gianni Chiodi, torna sulla situazione della Banca Tercas di Teramo, commissariata dalla Banca d’Italia e in amministrazione straordinaria dopo lo scioglimento degli organi di gestione e di controllo dal 30 aprile dello scorso anno in seguito alle gravi condizioni finanziarie. Chiodi interviene per la prima volta nella vicenda e lo fa con sottolineature pesanti, parlando di «una strategia di depauperamento non fatta da una sola
persona. E’ come se successivamente al 2005 fossero stati introdotti nell’attivo della banca ‘titoli tossici’ – continua il Governatore abruzzese – in realtà non erano titoli ma crediti». Sulla vicenda sono in corso indagini della stessa Banca d’Italia e della magistratura. La Tercas che controlla anche la Cassa di risparmio della provincia di Pescara, costituisce il gruppo bancario più grande in Abruzzo con 1.250 dipendenti. La delicata questione è stata affrontata ieri dal Consiglio regionale che ha discusso un ordine del giorno presentato dalle opposizioni di centrosinistra. Proprio Chiodi è intervenuto in aula con una relazione molto dura che ha posto un accento assai critico sulla gestione che va dal 2006 in poi. «Nel 2005 la Tercas era solida e liquida – continua Chiodi – c’è stata poi una strategia di depauperamento non fatta da una sola persona. Il direttore Di Matteo, infatti – spiega – non avrebbe potuto fare da solo, ma aveva evidentemente persone nei punti nevralgici dirigenziali per attuare queste operazioni. Il Cda e il collegio sindacale potrebbero essere stati quindi tratti in inganno». Il presidente si addentra nel formulare ipotesi legate al disastro finanziario: «Ho l’impressione che alcune possano essere operazioni trasmigrate dal mondo del gruppo Unipol, visto che il direttore Di Matteo proveniva da una società del gruppo stesso – dice ancora -. Si tratta di crediti erogati fuori regione a clienti non abruzzesi del settore immobiliare. Ne sapremo di più al termine dell’indagine predisposta dagli organi competenti, tra cui Procura e Banca d’Italia». Chiodi affronta anche il futuro schierandosi per una soluzione abruzzese, considerando che sono momenti decisivi per la ricapitalizzazione per la quale, secondo quanto si è appreso, servono 250 milioni di euro. Come si legge nel documento approvato dal Consiglio regionale ieri, l’operazione sta avvenendo con il coinvolgimento delle fondazioni bancarie abruzzesi, ma tra le soluzioni alternative ci sarebbe l’arrivo di un socio esterno che rilevi il pacchetto di maggioranza, il Credito Valtellinese. «Sulle prospettive non sembra, allo stato, esserci condivisione da parte delle fondazioni abruzzesi rispetto alla
creazione di un sistema bancario regionale – spiega ancora l’ex sindaco di Teramo -, quindi di una banca regionale. Credo si stia lavorando, sotto l’alta vigilanza della Banca d’Italia, all’individuazione di un partner industriale. Comunque non dispero sul fatto che si possano trovare soluzioni che possano assicurare – conclude – un forte ruolo delle fondazioni abruzzesi».

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