Crisi, Cisl: «In Abruzzo è un problema strutturale, ecco le proposte»

TERAMO – Pil al -3,6% nel 2012, occupazione al 54,2% nel secondo trimestre del 2013 ed esportazioni calate del 2% nello stesso periodo. La Cisl Abruzzo torna a scattare la fotografia dell’economia regionale e, a fronte di una crisi ormai "strutturale", prova ad illustrare alcune soluzioni per "agganciare la ripresa". A fare il punto della situazione, nel corso di una conferenza stampa, sono stati il segretario regionale del sindacato, Maurizio Spina, e l’economista Giuseppe Mauro. "Analizzando i dati – ha affermato Mauro – possiamo dire che la crisi brucia e colpisce l’Abruzzo al pari o peggio dell’Italia. C’è una situazione di sofferenza della produzione che colpisce due segmenti: le piccole e medie imprese e il settore del tessile e abbigliamento, che prima era uno dei capisaldi, mentre ora registra uno stato di sofferenza progressiva. Emerge invece l’agroalimentare, unico settore che riesce ad agganciarsi alla pre-crisi". Due, secondo l’economista, gli approcci per quanto riguarda le possibili prospettive: "bisogni insoddisfatti, come turismo, ambiente, rifiuti, protezione dal rischio sismico, manutenzione edilizia e efficienza della pubblica amministrazione, che potrebbero essere portati avanti per valorizzare il territorio – ha evidenziato Mauro – e i fondi europei 2014-2020, che hanno al centro elementi come la crescita intelligente, la crescita sostenibile e la crescita inclusiva, sinonimo di occupazione giovanile. In questo modo potremmo agganciare la ripresa". Spina ha fatto il punto sulle riforme non portate a termine e che hanno "impedito all’Abruzzo di recuperare competitività: la riforma dell’acqua, che è gestita malissimo – ha sottolineato -, la riforma dei trasporti, con l’istituzione di un’azienda unica che non è più rinviabile, la riforma del settore dei rifiuti, che al momento non è governato, la riforma dei consorzi industriali. Poi bisognerebbe dare un grande segnale sulle Università, per cui noi chiediamo la creazione di una federazione". Il segretario si è soffermato anche sull’importanza, per quanto riguarda le infrastrutture, della macroregione Adriatica, perché è necessario "fare sistema per cominciare a pressare sulla comunità europea e sul Governo affinché quest’area diventi determinante rispetto allo sviluppo dell’Europa. Se l’Abruzzo non diventa una regione europea non ha futuro. Questa è un’occasione importantissima – ha concluso – e la Regione deve predisporre attentamente la nuova programmazione comunitaria, in vigore da gennaio".

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