Castello della Monica, il Fai si propone per il recupero e la gestione

TERAMO – Sono stati quasi 300 i visitatori che hanno varcato il cancello del Castello della Monica in occasione dell’evento organizzato dal Gruppo Giovani del Fai di Teramo, che ha ufficializzato la propria nascita. Sabato scorso, teramani e non si sono riappropriati per un’ora e mezza di uno dei luoghi simbolo della città, massimo esempio del genio e della versatilità artistica di Gennaro Della Monica. I visitatori hanno potuto però ammirare solo il giardino del complesso neogotico, gettando sguardi curiosi anche all’interno della struttura che necessita ancora di essere messa in sicurezza e definitivamente recuperata. Il sindaco Maurizio Brucchi, intervenuto sia al Castello che alla seconda parte dell’evento, anch’essa molto partecipata, presso il Museo Archeologico, ha garantito la massima attenzione del Comune (proprietario dell’immobile) alle sorti del Castello Della Monica, nonostante la difficoltà nel reperire fondi, per il cui recupero definitivo servono ancora tra 800mila e 1 milione di euro. In quest’ottica si inserisce la proposta del Capo delegato del Fai di Teramo, Franca Di Carlo Giannella, di coinvolgere il Fondo Ambiente Italiano nel recupero e, successivamente, nella gestione del bene. Un auspicio rilanciato anche dal capogruppo dei Giovani Fai, Vincenzo Di Gennaro. "Bene l’iniziativa del Fai, ma gli importi necessari per il recupero sono più alti". La presa di posizione è di Fabrizio Primoli, studioso esperto del Castello della Monica che così motiva la mole degli interventi da effettuare: "Non c’è soltanto da intervenire sul fabbricato principale, l’unico sul quale sono stati effettuati ad opera della Soprintendenza competente un consolidamento strutturale e un abbozzo di impiantistica, e che comunque necessita ancora di imponenti lavori di completamento nella muratura, nelle coperture, nelle impermeabilizzazioni, nelle pavimentazioni, negli infissi e negli impianti. C’è da intervenire anche sul giardino, sulla dipendenza di servizio e, ancor di più, sul padiglione posto su Via Camillo de Lellis, mai interessato in passato da interventi di consolidamento strutturale e, anzi, ad oggi ancora occupato da nuclei familiari senza che il Comune dica qualcosa sul percorso che intende intraprendere per liberare l’immobile. Alla luce di questo, ritengo che l’importo dei lavori necessari per restituire ai cittadini il complesso di Gennaro Della Monica sia ben più elevato di quello preventivato dal FAI. Quello che comunemente chiamiamo Castello Della Monica non è soltanto il nucleo centrale, sulla sommità del colle: Castello è anche Via Giovanna d’Arco (che oggi versa in condizioni da terzo mondo), Castello è anche la scenografica salita, con la fontana a lato, che conduce al cancello principale, Castello è anche il padiglione su Via Camillo de Lellis. Se non si interviene sull’intero Borgo, così come lo concepì Gennaro Della Monica, ogni lavoro volto al recupero di una sola parte del complesso sarà destinato a svalutare la struttura e a non restituirla ai cittadini in maniera corretta”.

 

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