Ricerca idrocarburi, i sindaci fanno quadrato e vanno al Tar

TERAMO – Un ricorso al Tar del Lazio contro le autorizzazioni che il Ministero dello Sviluppo ha concesso ad alcune aziende petrolifere per la ricerca nel sottosuolo di idrocarburi liquidi e gassosi, è stata presentata dai sidnaci di Mosciano, Bellante e Campli. Il ricorso al Tar contro il progetto del comprensorio Colle dei Nidi (che comprende oltre ai tre comuni ricorrenti anche altri 7 della Val Vibrata) si fonda su tre motivi in particolare e punta a "fare giusrisrudenza" per autorizzazioni analoghe. Enzo Di Salvatore, docente di Diritto costituzionale dell’Università di Teramo e il legale che ha patrocinato il ricorso, Paolo Colasante, contestano il mancato coinvolgimento delle ammnistrazioni locali attraverso una preliminare conferenza di servizi, ma sopratturo le modalità di rilascio dell’autorizzazione regionale: «E’ stata firmata da un dirigente che non ha responsabilità poltica. Questo passaggio sarebbe dovuto avvenire con una delibera di Giunta, è mancato l’interlocutore che si assumesse la responsabilità di una decisione così traumatica per i territori». «E’ inaccettabile – ha spiegato il sindaco di Bellante, Mario Di Pietro – il mancato coinvolgimento dei territori in un’attività che puo essere impattante anche in considerazione del rischio sismico dei territori. Abbiamo un’idea di sviluppo dei territori che si fonda sulla green economy non sulle trivellazioni». Preoccupato dall’aggressione ambientale anche il sindaco di Campli, Gabriele Giovannini: «Che tipo di impatto si prefigura per il suolo? Perchè non comunicare ai sindaci che tipo di procedure verranno adottate? Ma soprattutto chi provvederà a ripristinare le condizioni iniziali se dopo l’installazione di queste infrastrutture le compagnie non dovessero trovare gli idrocarburi?». «Autorizzare queste ricerche – ha aggiunto il sindaco di Mosciano, Orazio Di Marcello – va contro la volontà dei nosti cittadini; a prescindere dell’appartenenza politica e noi sindaci dobbiamo metterci la faccia per autorizzazioni su chi non siamo stati coinvolti e che ci hanno solo notificato». «Con questo ricorso – ha concluso Di Salavatore – contiamo di bloccare le prospezioni, ma anche di quadagnare tempo utile prima che si proceda con le perforazioni".

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